Antincendio ed esposizione agli inquinanti: i risultati in uno studio USA del 2019

di Marcello Gatto

Lo studio che alleghiamo al presente articolo è stato condotto dal NIOSH, dal Firefighter Safety Research Institute, dall’Illinois Fire Service Institute e da una serie di organi che vigilano sulla salute dei lavoratori e dei vigili del fuoco negli U.S.A. I risultati della ricerca sono stati pubblicati nel 2019 e mirano a confrontare i componenti chimici assorbiti biologicamente dai vigili del fuoco, in funzione del ruolo del singolo vigile e della tattica messa in campo dalla squadra per l’estinzione di un incendio in ambiente confinato.

L’analisi condotta fornisce una migliore comprensione di come l’assorbimento biologico dei prodotti della combustione da parte dei vigili del fuoco varia in base al ruolo assegnato alla singola unità e alla tattica di attacco all’incendio.

Biomarcatori IPA (indici della presenza di sostanze inquinanti) e concentrazioni di benzene più elevati sono stati riscontrati tra i vigili del fuoco assegnati a operazioni di ricerca e soccorso, rispetto alle altre figure impegnate in qualsiasi altro incarico. 

Questa è una scoperta particolarmente importante (e inquietante) perché tutti i vigili del fuoco durante l’esperimento, in fase di attacco e ricerca, hanno correttamente indossato e protetto le loro vie aeree utilizzando gli APVR. Inoltre, la maggior parte di loro non ha rimosso l’APVR fino al completo allontanamento dallo scenario. 

Pur considerando che alcuni di questi vigili del fuoco possono aver subito un’esposizione per inalazione durante l’equipaggiamento dell’APVR, prima dell’ingresso nella struttura in fiamme (a causa del fumo ambientale) o durante la rimozione dell’APVR post-intervento (a causa dei D.P.I. carichi di gas e polveri) la concentrazione di prodotti inquinanti risultava molto elevata nelle urine e nelle vie respiratorie.

Pertanto, i risultati suggeriscono che l’assorbimento cutaneo gioca un ruolo importante nell’accumulo di sostanze tossiche durante la lotta agli incendi.

Inoltre, dallo studio emerge che il livello di assorbimento tramite la pelle non è affatto correlato alle concentrazioni di inquinanti presenti nell’aria.

In fase post-intervento, molti vigili del fuoco dismettono i D.P.I., lasciando parti di pelle esposte agli inquinanti, per cui il quantitativo di benzene e naftalene, rimane molto alto, nonostante siano passate diverse ore dallo spegnimento.

Come si osserva nel grafico, la fase “Post” indica elevate concentrazioni di Benzene anche a un ora di distanza dallo spegnimento.

Da questo interessantissimo studio, si impara che le fasi post-incendio sono delicate almeno quanto l’incendio stesso, in termini di protezione degli operatori da malattie professionali. Si rende quanto mai urgente redigere adeguate procedure di decontaminazione al fine di fermare una strage impietosa: negli USA si stima, infatti, che su 10 vigili del fuoco deceduti, per 7 la causa è il cancro.