Cancro e vigili del fuoco: statistiche reali contro fatalismo e fake news.

In attesa che anche l’Italia proceda ad uno studio approfondito della materia, il diffondersi di statistiche confuse, imprecise, contraddittorie e inesatte inerenti la proliferazione del cancro tra i vigili del fuoco, comporta spesso una sottovalutazione del problema o, i alcuni casi, un completo disinteresse.

Nel 2010 Robert D. Daniels, fu il primo a condurre uno studio sistematico su larga scala in merito allo sviluppo di malattie professionali tra i “firefighters”.

La ricerca fu commissionata da alcuni corpi di pompieri statunitensi e successivamente inglobata in un programma più vasto del National Institute for Occupational Safety and Health (NIOSH), autorità riconosciuta a livello mondiale in materia di salute dei lavoratori.

“Alcune fonti citano il nostro studio riportando cifre assurde: in alcuni articoli si afferma che i due terzi dei vigili del fuoco contraggono il cancro oppure che la probabilità di contrarre un tumore per un vigile del fuoco è del 250% maggiore rispetto alla popolazione civile” dice Daniels. “Niente di tutto ciò è vero”.

I fatti sono questi: i vigili del fuoco USA hanno un 9% in più di rischio di contrarre il cancro e un 14% in più di rischio di morire per tale causa rispetto alla popolazione civile statunitense, come confermano gli studi del NIOSH. Le tipologie di cancro più diffuse sono quelle legate all’apparato respiratorio, all’intestino e ai reni.

E’ importante osservare che i rischi per i pompieri sono significativamente più alti per alcuni specifici tipi di cancro. Ad esempio, i ricercatori del NIOSH riscontrano un incidenza due volte maggiore del mesotelioma maligno, un cancro molto raro: in questo caso, i vigili del fuoco hanno il 100% (percentuale assurda ma niente a che vedere con il 250%) in più di possibilità di incorrere nel mesotelioma ed hanno il 129% in più di rischio di morire a causa dello stesso problema (i dati sono molto simili se riferiti al tumore ai testicoli).

Esaminando l’incidenza del cancro all’esofago, la percentuale scende ma resta comunque molto alta (62% di rischio in più di contrarre la malattia e 39% di morirne).

Al fine di dare un’idea più vasta, riportiamo di seguito una triste classifica dei rischi specifici per i vigili del fuoco:

  1. Cancro ai testicoli e mesotelioma: rischio 2 volte superiore rispetto alla popolazione civile;
  2. Mieloma multiplo: rischio 1,53 volte superiore rispetto alla popolazione civile;
  3. Linfoma non di Hodgkin: rischio 1,51 volte superiore rispetto alla popolazione civile;
  4. Cancro alla pelle: rischio 1,39 volte superiore rispetto alla popolazione civile;
  5. Melanoma maligno: rischio 1,31 volte superiore rispetto alla popolazione civile;
  6. Cancro al cervello: rischio 1,31 volte superiore rispetto alla popolazione civile;
  7. Cancro alla prostata: rischio 1,28 volte superiore rispetto alla popolazione civile;
  8. Cancro al colon: rischio 1,21 volte superiore rispetto alla popolazione civile;
  9. Leucemia: rischio 1,14 volte superiore rispetto alla popolazione civile.

Si conclude dunque che effettivamente i vigili del fuoco corrono un rischio leggermente maggiore di contrarre il cancro rispetto alla popolazione civile, ma il vero problema è che questo rischio diventa vertiginosamente più alto per determinati tipi di malattie.

Poiché i tipi di tumore riscontrati sono legati a determinati tipi di apparati (soprattutto quello respiratorio) si comprende come il rischio può essere fortemente limitato attraverso un uso costante dei Dispositivi di Protezione Individuale per tutta la durata dell’intervento e mediante buone pratiche di lavaggio delle divise e degli ambienti di casermaggio.

Si incoraggiano pertanto addettiformatorigiornalisti e legislatori a mantenere accesi i riflettori su una tematica tanto attuale quanto tenuta in secondo piano.

Il “fatalismo” con cui si affronta l’argomento procrastina a data da destinarsi i necessari provvedimenti utili a ridurre il problema ai minimi termini.