Esperienza dinamica: quando l’esperienza non è sinonimo di staticità ma di progresso.

di Luca Parisi

Nel 1942 il prof Einstein stava insegnando al corso di laurea di fisica dell’università di Oxford. Subito dopo aver assegnato ai propri studenti un esame, uno dei suoi assistenti gli disse, imbarazzato, che l’esame che aveva appena affidato era perfettamente uguale a quello dell’anno precedente. Il premio Nobel gli rispose che ne era perfettamente cosciente. L’assistente chiese al professore del perché di questa sua scelta. La risposta lo sbalordì. Einstein rispose che era vero che le domande erano le medesime ma che erano cambiate le risposte! In altre parole quello che andava bene un tempo, non è detto che vada bene oggi, non ci si può adagiare sui successi del passato.[i]

La maggior parte delle persone, di fronte all’inaspettato insuccesso di quanto fino al giorno precedente funzionava, risponde adottando due strategie diverse e, se vogliamo, contrastanti: aumentano gli sforzi insistendo con la linea di condotta fino a quel momento adottata o, al contrario li riducono drasticamente. Solo un esigua percentuale, attorno al 3%, cerca di agire in modo diverso; non è da sottovalutare il fatto che cambiare le proprie “risposte” richiede un dispendio notevole di energie.

In situazioni che si ritengono più o meno di routine si attiva purtroppo una sorta di “pilota automatico”. Quando si è in questa fase si è in una situazione definita di “miopia mentale” o “visione a tunnel”. Le nostre convinzioni, esperienze e conoscenze ci innalzano attorno delle pareti che ci impediscono di vedere oltre.

Parlando di incendi potremmo pensare al classico incendio civile senza abitanti intrappolati al suo interno. Negli USA un incendio così viene definito “bread & butter fire” proprio per sottolineare la quotidianità, la consuetudine. La situazione più subdola che si può incontrare è proprio quella di scambiare un evento eccezionale (che non si è ancora manifestato nella sua interezza), per un caso come tanti altri.

La maggior parte dei servizi di soccorso italiano ed europei, utilizzano il naspo in alta pressione come prima scelta in caso di incendio abitazione. Quando si pensa al naspo in AP è innegabile l’importanza che ha rivestito e i successi che ha ottenuto. Ma siamo sicuri che sia adeguato ancor oggi? Probabilmente l’alta pressione non è più in grado di affrontare un incendio che sia poco più di un principio in un edificio moderno (per il calcolo esatto della capacità di estrazione del calore di un naspo in AP rimando all’articolo di Karel Lambert intitolato “Alcune considerazioni sull’alta pressione”[ii]).

Prendiamo in esame il rateo di rilascio dell’energia (HRR). Volendo semplificare l’HRR rappresenta la potenza dell’incendio nell’unità di tempo. Dobbiamo valutare la potenza dell’incendio per approntare le nostre contromisure (quanto estinguente nell’unità di tempo). Siamo d’accordo che affermare «abbiamo sempre utilizzato l’alta pressione» forse non rappresenta la miglior analisi tecnica che il nostro ruolo di esperti ci impone? Siamo consapevoli che gli incendi dei giorni d’oggi non sono più gli incendi di venti o trenta anni fa? Siamo coscienti del fatto che, sulla base delle ricerche del NIST e dei UL[iii] l’HRR aumenta di circa il 10% ogni due anni? Dieci per cento in più ogni due anni! Sta a significare che la potenza dell’incendio da quando ho iniziato la mia carriera alla fine degli anni ‘90 è aumentata di tre volte. Se ci si pensa attentamente è un’enormità. Ognuno dovrebbe interrogarsi se le tattiche di lotta all’incendio che utilizza quotidianamente tengono conto di un aumento del 300% in vent’anni della potenza dell’incendio. O se invece sono rimaste più o meno le medesime nel tempo.

Non possiamo avere la presunzione di avere la risposta preconfezionata per tutto. Qui entra in gioco il soccorritore del futuro: un professionista del soccorso. Questa definizione distingue tra dilettanti e professionisti sulla base delle capacità e non sulla base del fatto che sia stipendiato o meno. Il professionista del soccorso è un esperto dinamico. Cosa sta a significare esperto dinamico? Sta ad indicare una persona che sulla base della propria esperienza operativa e sulle proprie competenze si colloca in quell’esiguo 3% della popolazione che non si accontenta di vivacchiare in modalità automatica ma si impegna ad individuare la migliore risposta sulla base della valutazione dinamica del rischio in corso. Ecco potremmo dire che la differenza sta proprio tra l’automatico e il dinamico. Il soccorritore deve certamente avere delle risposte automatiche ma queste sono relegate alle competenze tecniche, le cosiddette skills.

Quando si parla di competenze che il vigile del fuoco deve possedere bisogna considerare che esse si dividono in tre famiglie.

  • Competenze strategiche;
  • Competenze tattiche;
  • Abilità tecniche (skills).

Le competenze strategiche sono sinonimo di programmazione. Si programma la formazione e la dotazione di attrezzature sulla base dell’analisi del rischio insita nel proprio territorio di competenza. È un livello che compete i ranghi superiori fino al Capo Partenza (CP). Molti storceranno il naso nel vedere i CP inseriti in quest’elenco. Se è vero che essi non hanno alcun potere economico per decidere la dotazione o la formazione in generale hanno però un potere enorme nella quotidianità. Il CP può concorrere a preparare il proprio personale alle sfide che potenzialmente tutti assieme saranno chiamati a rispondere.

Le competenze tattiche sono ciò che permettono di leggere la situazione una volta in posto. Volendo riassumere con un’unica efficace definizione, saper eseguire un Be-SAHF[iv] efficace.

Il CP esegue una fotografia della situazione al tempo T Zero e sulla base di questo ordina al personale di compiere determinate azioni. Egli è assolutamente cosciente che ciò che ha disposto è valido in quel preciso istante ma non potrebbe più esserlo al T Zero + 1. Ecco quindi la necessità di effettuare una valutazione del rischio dinamica. Solo realizzando un’azione di questo tipo egli sarà in grado di aggiustare e settare la propria risposta costantemente e conformemente alla situazione realmente in atto.

La valutazione del rischio dinamica è a tutti gli effetti un’operazione continua di verifica rischi vs benefici.

Il rischio nel non adottare una risposta dinamica è di adottare delle contromisure che non siano adeguate al momento in atto. Quest’azione è l’opposto di una risposta automatica. È un modo di agire che deve essere ragionato.

Le abilità tecniche sono invece il terreno ideale della risposta automatica. In questo caso non avere la necessità di ragionare sull’azione meccanica che si sta compiendo è un valore aggiunto. Attenzione, non si deve dover pensare all’azione in se’. Per esempio si deve essere in grado di cambiare il cono di apertura della lancia e la sua portata senza dover pensare come fare. In questo modo la mente è sgombra per poter valutare l’efficacia dell’azione che si sta compiendo. Il gesto è meccanico ed automatizzato ma inserito in un contesto di valutazione dinamica continua.

Conclusioni

Gli scenari operativi stanno rapidamente cambiando. Quello che a lungo è rimasto relativamente immutato non lo è più e non lo sarà a maggior ragione in un futuro prossimo. L’esperienza maturata negli anni dal soccorritore è un valore aggiunto di notevole importanza. L’esperienza però non deve trasformarsi in routine o in un atteggiamento di sufficienza. Deve al contrario fornire gli strumenti per dare la miglior risposta possibile. Perché questo possa avvenire vi è la necessità di confrontare il proprio vissuto (la conoscenza data dalle esperienze passate e le competenze acquisite con la formazione) con la capacità di analisi dello scenario incidentale. Solo in questo caso l’esperienza non è sinonimo di staticità ma al contrario è indice di progresso.

———————————

[i] Why the majority is always wrong | Paul Rulkens | TEDxMaastricht

[ii] http://www.cfbt-be.com/en/publications/articles

[iii] https://ulfirefightersafety.org/resources.html#reports

[iv] http://www.fdic.com/articles/2017/07/shan-raffel-understanding-the-language-of-fire-be-safe-think-be-sahf.html