FIRE or PRIDE? BE WATER…

di Giovanni Scuda

C’è qualcosa di estremamente pericoloso e difficile da sconfiggere.

Si nasconde, non risponde a leggi della fisica né dello spazio tempo…eppure fa più danni di milioni di autocisterne di GPL che esplodono in pieno centro cittadino, di una pioggia di meteoriti radioattivi o di uno tsunami.
Non avvisa quando arriva e non sai mai se se ne andrà via. Ogni pompiere l’affronta ogni giorno.

E’ l’orgoglio.
Perché questo sentimento che dona potenza e fede nei propri mezzi, dovrebbe essere considerato un pericolo per il pompiere? Perché il pompiere che da sempre abbraccia l’orgoglio e da cui trae forza e coraggio, anche in situazioni più grandi di lui, dovrebbe tenere la guardia alzata?

L’orgoglio è come l’ACQUA che utilizziamo: troppo poca non risolve il problema; troppa ne crea di nuovi.
“IL TROPPO STROPPIA”.
Il troppo orgoglio ci impedisce di APRIRE LA MENTE, di ACCOGLIERE LA NOVITA’…di AMMETTERE I NOSTRI ERRORI. NON CI FA IMPARARE DAI NOSTRI ERRORI.

Pensiamo alla nostra vita pompieristica e proviamo per un attimo a soffermarci se alcuni di questi pensieri sono mai passati per la nostra testa:
– “Caspita…non mi ricordo come funziona la moto pompa… come faccio a chiedere in giro che sono decenni che faccio il pompiere? Mi prenderebbero subito in giro…perderei il rispetto dei colleghi… Meglio tacere e far finta di sapere”

– “Il mio collega qua a fianco ha appena detto/fatto un errore in intervento…vorrei farglielo notare, ma ho paura che poi se la prenda. Meglio tacere, così almeno non mi farà il muso e non verrò evitato dalla squadra”

– “In effetti l’altro giorno in quella discussione avevo torto ed ho trattato male il mio collega: vorrei tanto chiedergli scusa ma se lo faccio passo per debole e perdo stima e autorità”

Oppure, vi è mai capitato di sentire frasi del genere:

“E lei, semplice civile, vorrebbe insegnare a me pompiere di lungo corso, come si spengono gli incendi? Ma mi faccia il piacere… io sono un pompiere…IO SO”

“Noi siamo i pompieri, e nessuno ci può insegnare o dire quello che dobbiamo fare”.

“Sei solo un volontario: io sono un professionista”

Forse ci siamo trovati in una di queste situazioni. Non è per niente carino, anzi a volte è imbarazzante.
Ed ecco allora che il nostro “esser pompieri”, cioè il cercare a tutti i costi una soluzione, deve spingerci verso un cambiamento: dobbiamo “tirare fuori l’orgoglio per sconfiggere il troppo orgoglio!” (apparentemente un controsenso).

Come? Con queste 3 parole:
– CONSAPEVOLEZZA
– EMPATIA
– SAPERSI METTERE IN DISCUSSIONE

Con la Consapevolezza ci rendiamo conto che da soli non possiamo salvare il mondo, e che quindi coloro che si presentano in nostro aiuto (colleghi, o anche persone che non indossano la stessa divisa) potenzialmente possono essere una risorsa (ovviamente compatibilmente con le proprie competenze e abilità).
La Consapevolezza ci apre la mente. Ci rende più curiosi e ci porta all’aggiornamento e allo studio continuo. La Consapevolezza ci fa capire che il sapere oltre che ad essere un bene immateriale, è pure gratuito quindi donandolo e condividendolo non svuoterà le nostre tasche.

L’Empatia ci permette di toccare e capire le sensibilità altrui. Spesso i nostri modi falsano le nostre intenzioni e contaminano i nostri rapporti quotidiani; siamo pompieri per cui la “decontaminazione” fa parte del nostro DNA.
L’Empatia ci fa capire anche quando è il momento per poter azzardare una critica (che si auspica sia sempre costruttiva) e quando invece è il momento di rispettare il silenzio, o il dolore altrui.

Sapersi mettere in discussione oltre ad abbracciare le due precedenti, ci rende flessibili e pronti al cambiamento: mutevoli come l’Acqua.

Il grande atleta Bruce Lee diceva sempre:
Libera la mente, sii senza forma…come l’acqua
Se tu metti l’acqua dentro a una bottiglia, lei prende la forma della bottiglia
Se tu metti l’acqua dentro a una tazza, lei prende la forma della tazza
Se tu metti l’acqua dentro a una teiera, le prende la forma della teiera.
L’acqua può scorrere attorno o attraverso, oppure può rompere.
Siate come l’acqua amici miei

Se impariamo ad essere come l’acqua, saremo capaci di adottare comportamenti non nostri, che potranno facilitare la nostra comunicazione e i nostri rapporti con colleghi e “con il mondo esterno”.
NON DOBBIAMO VERGOGNARCI A MOSTRARE O A DICHIARARE I NOSTRI LIMITI.

Iniziamo col mettere il NOI davanti all’IO, e successivamente facciamo nostre queste tre espressioni:
“MI DISPIACE”
– “HO SBAGLIATO, TI CHIEDO SCUSA”
– “COME POSSO RIMEDIARE AL MIO ERRORE?”

La nostra maturazione inizierà e proseguirà col:
“AH, MI STAI MOSTRANDO UNA COSA NUOVA, PARLAMENE E POI VERIFICHIAMOLA, MAGARI POTREBBE ESSERE UTILE”
“HAI VOGLIA DI FARE… BENE! NON TI PERCEPISCO COME UNA MINACCIA PER LA MIA CARRIERA. IN SQUADRA CI VOGLIONO PERSONE COME TE”
“SCUSATE RAGAZZI MA HO PROPRIO UN VUOTO DI MEMORIA: QUALCUNO RIESCE A SPIEGARMI COME FUNZIONA L’ESPLOSIMETRO CHE NON ME LO RICORDO?”
“RAGAZZI FACCIAMO UNA CHIACCHIERATA (O DEBRIEFING) ANALIZZANDO QUELLO CHE HA FUNZIONATO E QUELLO CHE NON HA FUNZIONATO?”
Etc…

Proviamoci.
Non costa nulla.
Sarà la nostra piccola rivoluzione culturale.
Sarà come un cascata, un fiume in piena, un effetto a catena…
Sarà mille volte più efficace di una Lancia a 1000lt/min o di un divaricatore a 700bar e contagerà positivamente anche gli altri.

“Be water my friends”.