Gestione dell’emergenza Covid 19: alcune considerazioni

Portiamo di seguito il dialogo con Valentino Graiff, caporeparto in pensione dei vigili del fuoco della Provincia Autonoma di Trento, formatore e divulgatore in materia di soccorso e antincendio.

Ciao Valentino, ormai il Coronavirus Covid-19 è entrato di prepotenza nelle nostre vite. Si susseguono numeri, dati, bollettini, notizie vere, altre false. Sembra dominare il caos, mentre qualcuno ostenta una calma evidentemente decontestualizzata. Qual è il tuo punto di vista?

Partiamo dai fatti. Guardando alla storia di questa pandemia, possiamo trarne alcune informazioni interessanti.

A dicembre in Cina si sono avuti i primi casi di persone ammalate di qualcosa di sconosciuto, un virus che poi è stato individuato ai primi di gennaio dopo i primi decessi, e a distanza di tredici giorni sono stati presi i primi provvedimenti seri di blocco e chiusura completa delle zone interessate dal contagio. 

Il dato importante che tutti avrebbero dovuto considerare a livello mondiale (sia la parte sanitaria che la parte politica, ma anche i semplici cittadini), è la dichiarazione dell’OMS datata 30 gennaio si indizione dello stato di emergenza globale: non era ancora dichiarata pandemia ma si trattava di un primo importante avviso a tutti.

Purtroppo, però, a tutti sembrava una cosa lontana, l’ennesima infezione dell’estremo oriente, per cui sarebbe bastato confinare i cinesi, tralasciando tutti quelli che provenivano dalle zone interessate.

Siccome siamo in democrazia, non è possibile decidere e far applicare con la forza: serve diplomazia, considerare vari aspetti come la privacy, le libertà personali, i diversi punti di vista dei vari politici.

Ecco che allora quando una possibile emergenza non è sentita come tale, è difficile prendere dei provvedimenti preventivi al problema,  pianificare da subito quali sistemi e misure si sarebbero dovute mettere in atto anche alla luce di quanto successo in Cina.

Pensiamo solo cosa sarebbe successo se da subito si fosse deciso di chiudere tutto completamente per 20 giorni, bloccando movimenti e lavoratori, potenziando le strutture ospedaliere che sarebbero state in grado così di gestire lo tsunami che stava per abbattersi in brevissimo tempo.

Cosa ancor più grave è che quelle figure che oggi criticano quanto è stato fatto, sono le stesse che durante l’inizio della diffusione comunicavano al mondo intero di venire da noi, di visitare l’Italia.

Penso che è e sarà sempre difficile, specialmente con un evento in continua evoluzione, riuscire a prendere tutte quelle drastiche decisioni che blocchino il contagio e lo facciano rallentare.

Serve l’unità di intenti da parte di tutti indistintamente per poter operare al meglio. Invece la pandemia è stata dichiarata solo l’11 marzo, più di un mese dopo l’indizione dello stato di emergenza globale.

Quindi secondo te, i ritardi si sono avuto già all’interno di quelle organizzazioni mondiali che dovrebbero vigilare e gestire emergenze sanitarie come questa. Pensi che ciò tolga responsabilità alle autorità italiane? Hanno agito in maniera opportuna?

Anche su questo farei una breve parentesi, nel senso che per capire certi comportamenti e critiche che sempre più si stanno sviluppando ora, serve fare alcune considerazioni.

1) Nessuno a livello mondiale,  ha valutato e capito che quanto stava succedendo in Cina sarebbe poi avvenuto ovunque.

2) In Italia la popolazione non è mai stata pronta o disponibile ad accettare obblighi e restrizioni calate dall’alto. Questo si è visto e lo si vede tutt’ora: nemmeno la paura di contagiarsi e contagiare fa rimanere in casa, nemmeno la paura che si possa morire spaventa. Ed allora ecco che emergono i “duri”, gli “eroi”, che sfidano le regole per far vedere che non hanno paura, non pensando che così facendo si creano ancora più problemi.

3) Il nostro servizio sanitario nazionale, uno dei migliori al mondo, è pronto e può affrontare una situazione di emergenza, avendo una buona organizzazione e la possibilità e capacità di espandersi in caso di bisogno. Diventa ovvio e logico che se l’evento assume le dimensioni di una catastrofe, allora tutto sarà sottodimensionato, il sistema non sarà più in grado di gestire oltre un certo numero di persone. Serviranno strutture, persone che dedichino a tempo pieno assistenza ai pazienti Covid, in un ambiente contaminato, in una situazione di paura, con la paura di contagiarsi, e l’ansia ed anche la disperazione per non poter assistere come si vorrebbe tutti. Tutte le forze in campo stanno dando il massimo in tutti i settori, giorno e notte. Eppure ancora in molti non hanno ben compreso quello che non va o che potrebbe essere migliorato, mi riferisco soprattutto ad alcune fazioni politiche, a certe trasmissioni televisive che quotidianamente creano paure ed ansie inutili, facendo a gara a chi fa vedere maggiori sofferenze. Tutti devono capire che per risolvere l’emergenza, prima bisogna bloccare i contagi, e quindi si deve rimanere a casa.

4) la situazione di emergenza che si sta sviluppando è un evento in evoluzione, e lo sarà sempre di più se le persone non capiscono che siamo noi stessi il motore di questo virus, che siamo noi con i nostri comportamenti a farlo progredire. Questo è fondamentale per dare la possibilità al sistema sanitario di affrontare e infine debellare questa epidemia. Quando una situazione come quella attuale raggiunge livelli estremi, non potrà più esserci capacità di gestione se non supportata da tutti, cercando di farla ritornare a dei livelli gestibili.

Quindi giudichi positivo il lavoro delle istituzioni.

La catena di comando unificata di tutte le forze a livello nazionale sta svolgendo un grande lavoro, supportata da regioni e province che a loro volta stanno dando il massimo per riuscire a gestire correttamente questa situazione. Ovviamente trattandosi di problema sanitario sono loro che, supportati da esperti e da un sistema internazionale, valutano e decidono come e cosa mettere in atto, fornendo alla parte politica le indicazioni per emanare i diversi decreti ed ordinanze. Siccome la situazione è in evoluzione, ogni volta che qualcosa si modifica, anche le risposte da dare devono seguire questi mutamenti, devono adattarsi ai nuovi problemi. Questo punto non è ancora capito da molti, ed ecco perché le continue critiche o commenti inopportuni non fanno altro che esacerbare ancora di più una situazione grave. In queste fasi serve calma e capacità di ragionare e valutare, perché se alla paura si sostituisce il panico, avremo veramente situazioni da guerra civile, non accettabili e non giustificate, da reprimere da subito con fermezza.

Cosa pensi potrà succedere nel breve e nel lungo periodo? 

A mio modesto parere ritengo che il sistema sanitario stia dando il massimo ed anche di più, tenendo conto che sempre più operatori sanitari vengono contagiati e quindi vengono meno al servizio. Anche il sistema di soccorso sta dando il massimo, penso che sia irriguardoso e demoralizzante sentire critiche su situazioni e cose che nessuno avrebbe potuto minimamente immaginare qualche mese fa, o meglio qualche settimana fa. Se siamo in questa situazione lo dobbiamo non al sistema sanitario, né al sistema politico, ma a quella gran parte di noi che non ha pensato minimamente che questa era una cosa da prendere seriamente. Ora si può solo sperare che arrivi rapidamente il picco, che si possa iniziare ad avere un calo dei contagi, anche se la vedo dura vedendo ancora certe situazioni in giro. Spero che si inizi anche da parte dei giornalisti e delle TV a tranquillizzare le persone, a dare le corrette notizie ribadendo più volte al giorno i dati che la Protezione Civile diffonde. Serve portare speranza, far vedere quanto gli operatori sanitari e tutti operino al massimo, allo stremo delle forze. Ognuno di noi può aiutare il sistema.

In un momento come questo nel quale la paura, l’ansia, sono per molti un male quotidiano, cerchiamo tutti di essere positivi e costruttivi.

Ultimo aspetto che secondo me potrà incidere in maniera negativa se non analizzato e preso in seria considerazione, non è l’aspetto sanitario, ma l’aspetto della gestione di situazioni che stanno dando dei segnali gravi, dei segnali che se non affrontati in maniera seria da subito possono portare a dei disordini. 

Cosa intendi?

Dovranno esserci aiuti ad imprese e famiglie, investimenti per dare e creare lavoro, si dovrà intervenire perché il sistema Italia ed Europa non si dissolva. Il lavoro nero, e questo lo sarà evidente quando si vedranno le varie richieste di contributi da parte di persone che negli anni scorsi non hanno fatto la denuncia dei redditi, emergerà con vigore e sarà difficile regolamentare il sistema.

Possiamo fare qualcosa oggi che sia di sostegno al domani?

Ora come ora possiamo cercare di dare una mano al sistema in tutti i modi possibili, ognuno per il proprio specifico settore, con tutta la disponibilità e l’amore che siamo capaci di donare, e chi non è coinvolto nelle operazioni cerchi di dare una mano non creando ulteriori problemi, perché già ce ne sono abbastanza. Quindi stiamo a casa, cerchiamo di cambiare mentalità, che vuol dire, capire che questa situazione non si risolverà in un attimo e per cui manteniamo alti l’attenzione e il buon senso.

Se permetti vorrei ribadire un grande grazie a tutti quelli che in questo delicato momento dedicano giorno e notte le loro forze e le loro competenze in tutti i settori, che riescano emotivamente a resistere alle situazioni che si trovano dinnanzi, gravi e molto tristi, e siamo vicini a tutte le persone ricoverate che oltre alla malattia devono anche soffrire per la mancata presenza dei propri cari ad assisterli.