Il fumo e i suoi veleni.

Veleno invisibile

Le sostanze incombuste, le sostanze nocive e quelle tossiche presenti nel fumo, sono una minaccia per le persone, per i beni materiali e per l’ambiente, non solo durante l’incendio, ma anche dopo. Una volta che l’incendio è stato spento, gas tossici continuano ad essere sprigionati dai materiali bruciati contaminando tutto ciò che li circonda.

Si ipotizzi un incendio di un’automobile: la squadra arriva sul posto, due operatori procedono al primo intervento mentre gli altri organizzano un eventuale tubazione o l’alimentazione del veicolo di intervento. Dalla vettura in fiamme si sprigiona fumo nero, denso, e spesso è possibile vedere operatori proteggersi abbassando la visiera del casco. Questo “dovrebbe bastare” visto che ci si trova all’aria aperta.

Detto fatto. E’ nota l’espressione di soddisfazione del vigile di turno per l’intervento appena conclusosi, con il volto ben annerito dal fumo dell’incendio.

Ovviamente si tratta solo di un esempio, ma resta pur sempre abbastanza realistico. Quando si tratta di fumo, spesso si possono osservare dei comportamenti che non tengono veramente conto dei rischi a cui si va incontro. E’ proprio il caso dell’esempio di cui sopra, per i lavori di spegnimento in ambiente esterno, durante i quali non sempre viene indossato l’autorespiratore.

Mix letale

I gas di combustione che si producono durante un incendio sono costituiti da un miscuglio di sostanze velenose se respirate e da fumi. La composizione di questo fumo, dipende dai materiali che stanno bruciando, dalla concentrazione di ossigeno e dalla temperatura presente nell’ambiente. Anche un incendio di proporzioni ridotte solitamente produce un “cocktail” di varie sostanze tossiche provenienti dalla combustione di mobili, tappezzerie, apparecchi elettrici, ecc.

Infatti, come è noto, anche solo l’incendio di un televisore può rendere necessario dover rinnovare tutto un intero appartamento.

Sempre dannoso

Queste sostanze nocive e tossiche, esistono in diversi stati e forme: allo stato solido e liquido, come materia in sospensione, oppure allo stato gassoso sotto forma di gas o di vapore. Se sono più leggeri dell’aria si sposteranno rapidamente verso l’alto volatilizzandosi, mentre se sono più pesanti dell’aria, possono stagnare al suolo, accumularsi in pozzi o cavità e raggiungere delle concentrazioni pericolose.

Tutti questi gas hanno in comune tra loro il fatto di essere nocivi per il corpo umano. Per esempio, il metano e l’azoto, provocano l’asfissia.

Il problema dei gas asfissianti è che essi si sostituiscono all’ossigeno dell’aria respirabile. Solitamente, l’aria che respiriamo, contiene il 21% di ossigeno. Se questa concentrazione scende al di sotto del 15% diventa pericolosa in quanto i polmoni non riescono a trasportare abbastanza ossigeno al sangue. In questa situazione la frequenza respiratoria aumenta, ma se l’ossigeno manca, il risultato é facilmente immaginabile.

Quello che risulta essere ancora particolarmente problematico, è che il corpo umano non si accorge di questo deficit di ossigeno e non applica di conseguenza nessuna reazione di difesa. Reagisce solamente quando è già troppo tardi, quando delle lesioni irreversibili si sono già verificate. Le sostanze tossiche con effetto irritante e corrosivo (come il cloro e l’ammoniaca), bruciano le mucose delle vie respiratorie o degradano lo stesso tessuto polmonare.

Ne può conseguire anche un edema polmonare, che significa un accumulo importante di liquido nei polmoni. Da qui, la capacità respiratoria di un individuo risulta compromessa. Si ricordi che è sufficiente una boccata di fumo spesso per provocare un edema polmonare e questo anche fino a 48 ore dopo averlo respirato!

La morte invisibile

I problemi più frequenti si verificano con il monossido e con il diossido di carbonio. Questi infatti, agiscono sul sangue, sui nervi e sulle cellule del corpo umano. Il monossido di carbonio (CO) si forma tutte le volte che la combustione avviene in modo incompleto, cioè dove c’è carenza di ossigeno, per esempio in caso di incendi in locali seminterrati, cantine, o locali chiusi in genere.

Il CO è incolore, senza gusto ed è appena più leggero dell’aria ed inoltre è facilmente combustibile. Il CO é letale in quanto si fissa sul sangue più facilmente dell’ossigeno e una concentrazione del 0,02-0,03% nell’aria basta già a provocare l’asfissia di chi lo respira. Una volta arrivato fino al sangue, viene eliminato solo molto lentamente.

Amico e nemico

Il diossido di carbonio (CO2), o più comunemente conosciuto come anidride carbonica, viene invece prodotto da tutte le combustioni complete. Anch’esso è invisibile e inodore ma presenta un gusto leggermente acido. E’ circa 1,5 volte più pesante dell’aria e non è combustibile, infatti viene largamente impiegato come agente estinguente. Tuttavia, il CO2 può anche passare da alleato a nemico dei Vigili del Fuoco, infatti, a partire da una concentrazione del 8% dell’aria respirata questo ha un effetto paralizzante sui centri respiratori e a partire dal 20% è letale.

Questo gas non proviene unicamente dalla combustione, ma anche dai processi di fermentazione, ecco perchè lo si può trovare facilmente all’interno di silos, cantine vinicole e impianti di produzione di birra. Inoltre, visto che è più pesante dell’aria, si accumula sempre nelle parti più basse. E’ quindi sempre importante tenerne conto, in quanto uno strato di CO2 in fondo ad un silo o ad un pozzo é già risultato fatale a più di un soccorritore!

L’esplosimetro è lo strumento adatto per verificare le condizioni di un ambiente confinato prima di accedervi senza le dovute protezioni delle vie respiratorie.

Nocivi ed imprevedibili

I gas di combustione, sono pericolosi non solo perché hanno effetti dannosi sul nostro organismo, ma anche perché influenzano lo sviluppo di un incendio.

I gas caldi salgono, si disperdono, si raffreddano e poi ridiscendono, esattamente come fa l’aria in una stanza dotata di impianto di riscaldamento, l’aria sale al di sopra dei radiatori, si disperde nell’ambiente per poi tornare verso il basso una volta che ha perso calore. Questo processo termico presenta il vantaggio di permetterci di creare una ventilazione naturale aprendo le finestre o creando un’apertura in un tetto, ma esiste anche un incoveniente maggiore: i gas di combustione si propagheranno nella tromba delle scale, nei giunti di dilatazione o nelle intercapedini.

Se per caso si dovessero infiammare, questi potrebbero provocare in pochi secondi un estensione dell’incendio in zone dell’edificio che non erano state toccate dal fuoco.

Inoltre, se questo si verifica alle spalle di una squadra che sta attaccando l’incendio dall’interno, un abbandono delle operazioni con fuga all’indietro è praticamente esclusa e il rischio di trovarsi presi in trappola dall’incendio è molto alto.

Il problema è il fumo, non le fiamme

I gas presenti nei fumi, costituiscono un pericolo non solo per le forze di intervento, ma anche per gli occupanti e per i proprietari degli edifici coinvolti in un incendio.

Spesso infatti, i danni causati dal fumo sono ben più gravi di quelli provocati dalle fiamme, basti pensare all’esempio classico di un incendio di un televisore. La fuliggine penetra in tutti i pori, i tessuti, i residui tossici si depositano sui mobili e gli oggetti mentre i fumi acidi attaccano tutte le superfici di un’abitazione. In un normale appartamento spesso questo significa dover sostituire l’intero arredamento. (con l’apparizione dei televisori di nuova generazione e a schermo piatto e le ultime norme sulla reazione al fuoco, ovviamente la produzione di fumo risulta molto più limitata).

In caso di locali commerciali ed industriali invece, spesso ne consegue una perdita di produzione importante. Un piccolo incendio comporta già danni potenziali inevitabili, quindi il nostro obbiettivo sarà quello di proteggere dal fumo tutte le zone non toccate dal sinistro stesso e di evacuare invece i fumi dai locali interessati al più presto possibile.

Piccolo incendio ma molto fumo

Il fumo ed i gas di combustione, non costituiscono un pericolo solo all’interno dei palazzi: in caso di condizioni metereologiche o di vento sfavorevoli, un posto di comando avanzato o un immobile attiguo, possono rapidamente essere avvolte da una spessa coltre di fumo irritante.

E’ quello che è successo nei pressi di Berna, a Köniz il 14 Marzo 2009, dove dei pannelli isolanti hanno preso fuoco sul tetto piano di un edificio amministrativo in costruzione. Niente di così allarmante in se, se la produzione di fumo non fosse stata così importante! In quell’occasione un vento a sfavore spinse il fumo verso un vicino centro commerciale, che fu quindi necessario evacuare completamente nonostante l’incendio interessasse una superficie di soli 5 metri quadri.

Proteggere le vie respiratorie anche per le operazioni svolte dall’esterno

Le squadre di soccorso non sono al riparo dai pericoli delle sostanze nocive presenti nel fumo, neanche nelle operazioni svolte all’esterno.

Spesso si pensa che indossare un autoprotettore sia necessario solo nelle operazioni di spegnimento svolte all’interno, quando invece la regola dovrebbe essere: fumo=protezione delle vie respiratorie, all’esterno come all’interno.

Esiste un numero abbastanza significativo di Vigili del Fuoco intossicati dal fumo mentre erano impegnati in attacchi dall’esterno solo perchè si trovavano troppo vicini o perchè sono stati sorpresi da un repentino cambiamento della direzione del vento.

Si può dire che è compito del responsabile dell’intervento di vigilare e far si che venga impegnato solo personale adeguatamente protetto e nello stesso tempo, i Vigili senza protezione respiratoria devono essere particolarmente attenti all’evoluzione degli eventi in quanto sono essi stessi i responsabili della propria posizione durante le operazioni di spegnimento. Ma i Vigili non sono gli unici ad essere interessati da questo problema, infatti spesso possiamo notare anche i capi squadra fare dei brevi sopraluoghi all’interno dell’incendio, immersi nel fumo dall’andata al ritorno verso l’esterno e questo può già bastare ad inalare una buona dose di sostanze nocive e tossiche.

Separare il pulito dallo sporco

I prodotti tossici della combustione rimangono pericolosi anche una volta che l’incendio è stato spento.

Gas tossici continuano a svilupparsi per ore dai materiali che sono bruciati, anche quando il fuoco è stato spento e anche se sembra apparentemente non esserci più produzione di fumo. Inoltre, i residui più pesanti del fumo che si depositano un po’ dappertutto, contengono spesso delle sostanze anch’esse nocive. Questo significa che anche nelle fasi finali di spegnimento o di sgombero si deve fare attenzione ad evitare il contatto cutaneo diretto con gli oggetti bruciati. L’uso dei guanti è imperativo. I visi neri dei pompieri dopo gli incendi, possono forse impressionare il pubblico nei film, ma testimoniano solamente una mancanza di precauzioni.

E’ fortemente sconsigliato togliere la maschera subito dopo l’intervento, magari per discutere con i colleghi, poichè gli indumenti di protezione esalano ancora gas nocivi accumulati nei minuti precedenti.

Si pensi che in certi paesi, è usuale sbattere il proprio completo da incendio prima di togliersi la maschera. Nello stesso modo, in alcuni paesi del nord europa, come Svezia e Finlandia, i pompieri che partecipano a sessioni di addestramento nei simulatori di incendio, hanno come abitudine di indossare dei “sotto guanti” al di sotto dei guanti da lavoro. Un accorgimento questo che permette loro di potersi svestire una volta terminato l’esercizio, senza dover avere alcun contatto cutaneo diretto con lo sporco che si è accumulato sui propri D.P.I. Una volta poi lasciati a terra gli indumenti di protezione, e spostatisi di qualche metro, ci si potrà togliere la maschera.

Un buon accorgimento inoltre è quello di pulire sommariamente (anche solo con acqua) i D.P.I. o gli autorespiratori sporchi ancora sul luogo dell’intervento, in modo da togliere tutte le tracce visibili dei residui del fumo. Questi autorespiratori e questi indumenti non dovrebbero in alcun caso essere trasportati nell’abitacolo dell’automezzo durantre il rientro in sede. Una volta rientrati, gli indumenti da intervento devono essere assolutamente inviati in lavanderia e sostituiti, ma purtroppo questa semplice e banale regola passa molto spesso inosservata.

E’ peraltro assolutamente sconsigliato portarsi gli indumenti di protezione a casa dopo un incendio. Questi D.P.I. possono essere impregnati di sostanze tossiche, perfino cancerogene e nessuno vorrebbe usare la stessa lavatrice con cui magari si lavano anche gli indumenti dei bambini o le tovaglie e lenzuola! In pratica, gli indumenti personali dovrebbero essere sempre ben separati da quelli di lavoro, che rimangono in caserma (dopo una bella doccia ovviamente).

I principali sostanze liberate da un incendio e i rischi ad esse connessi.

Anidride carbonica: E’ un gas asfissiante che a partire da una concentrazione del 3% provoca il raddoppio del ritmo respiratorio. Una concentrazione del 5% rende già l’aria irrespirabile, mentre al 10% è letale.
Ossido di carbonio: E’ un gas tossico per effetto della combustione incompleta e già in basse concentrazioni altera la composizione del sangue. Infatti, il CO si lega all’emoglobina del sangue impedendone la regolare ossigenazione. Lo 0,4% risulta fatale in meno di un’ora. L’ 1,3% provoca l’incoscienza dopo due o tre inalazioni e la morte in pochi minuti.
Anidride solforosa: E’ un gas irritante delle mucose, occhi e vie respiratorie. Percentuali dell’ordine dello 0,05% sono considerate pericolose anche per esposizioni di breve durata.
Acido cianidrico: E’ un gas molto tossico, che fortunatamente negli incendi ordinari si sviluppa in piccole dosi. Proviene dalla combustione di lana, seta, resine acriliche, poliammidiche, ecc. Lo 0,03% è già considerato mortale.
Idrogeno solforato: Proviene dalla combustione dello zolfo, quindi da materiali come lana, gomma, pelli, la carne ed i capelli. Ha odore tipico di uova marce, ma solo durante le prime inalazioni, poi diventa inodore rapidamente. Esposizioni a percentuali ridotte provocano vertigini e vomito, ma si può arrivare anche al blocco della respirazione.
Perossido d’azoto: E’ un gas di colore rosso scuro molto tossico. Percentuali comprese tra lo 0,02% e lo 0,07% possono essere mortali in breve tempo. E’ prodotto dalla combustione di nitrati.
Acido cloridrico: Deriva dalla combustione del cloro, cioé della maggioranza delle materie plastiche. Una concentrazione di 1500 ppm è letale in pochi minuti. Irritante per le mucose, corrode i metalli.
Fosgene: Come l’acido cloridrico, ma si sviluppa più facilmente in ambienti chiusi.
Ammoniaca: E’ un gas molto irritante prodotto dalle combustioni di materiali che contengono azoto come la lana, la seta, materiali acrilici, fenolici e resine. Molto irritante per le mucose e può essere letale in concentrazioni modeste.

I fumi di un incendio sono costituiti da piccolissime particelle solide e liquide. Quelle solide sono costituite da sostanze incombuste (carbonio, catrami, ceneri) che producono fumi di colore scuro e quelle liquide sono costituite essenzialmente di vapori d’acqua proveniente dall’umidità dei materiali combustibili, ma soprattutto dalla combustione dell’idrogeno.

Al di sotto dei 100 °C, quando i fumi si raffreddano, il vapore d’acqua condensa producendo fumi di colore bianco.

Rapida scheda di valutazione dei rischi connessi al fumo.

Aspetti generali:

  • Di che genere di evento si tratta?
  • Natura, colore ed intensità dei gas di combustione

Constatazione/Valutazione:

  • Come si propagano i gas di combustione? (orizzontalmente, verticalmente)
  • Pericoli per le persone e per gli animali
  • Varianti meteorologiche, direzione del vento
  • Risultato delle misure fatte (tasso di ossigeno, sostanze nocive)

Decisione:

  • ventilazione si/no

Azione:

  • Fissare le priorità
  • Posizione adeguata del posto di comando avanzato
  • distanza, direzione del vento
  • Proteggere dal fumo le zone non coinvolte e ventilare il più presto possibile le zone interessate dall’incendio
  • Organizzazione rigorosa del luogo di intervento e zone di esclusione per personale senza protezione delle vie respiratorie
  • Riverificare ad intervalli regolari la percentuale di ossigeno nell’aria e la presenza di sostanze tossiche con gli strumenti a disposizione

In collaborazione con vfpro.it.