Il gioco come strumento fondamentale nell’apprendimento

di Andrea Balduzzi

Il bambino che non gioca non è un bambino, ma l’adulto che non gioca ha perso per sempre il bambino che ha dentro di sé. (Pablo Neruda)

Chiunque svolga attività di formatore, di qualsiasi tipologia e grado di specializzazione, sa che la cosa più difficile nei corsi di formazione è il fatto di riuscire a stimolare e mantenere attiva la partecipazione nonché la voglia di apprendimento dei discenti.

Però fino a pochissimo tempo fa la formazione era vista ed intesa come un mero processo lineare d’insegnamento: il docente parla e lo scolaro ascolta. Nulla di più controproducente!

Lavorando su concetti puramente teorici si va ad agire soltanto sul cervello corticale (verde) ossia sul cervello più recente ma anche il meno influente. Infatti il magnifico Personal Computer che abbiamo in dotazione nella nostra testa elabora miliardi di informazioni ma, anatomicamente parlando, è sottomesso agli altri due cervelli che abbiamo: il cervello intermedio (giallo) creatore di emozioni e comportamenti ed il cervello rettile (rosso), denominato anche antico, protagonista della sopravvivenza, praticamente quello che assicura la vita biologica ed il regolare funzionamento di tutti i bisogni primari.

Veder proiettate centinaia di slides di contenuti e sentire un docente parlarne significa far attivare ai discenti il cervello corticale, quello che in linea teorica apprende tutto, elabora i concetti e li archivia.

L’intoppo tuttavia sta nel fatto che gli altri due cervelli rimangono del tutto staccati e non vengono direttamente coinvolti, il risultato è che difficilmente gli allievi tradurranno in comportamento ciò che in linea teorica hanno appena appreso.

Se invece si chiede ai partecipanti di sperimentare delle attività che hanno lo scopo di vivere nel momento i concetti su cui si vuole lavorare, allora l’attività cerebrale viene attivata in tutto il suo complesso.

Attivando tutti e cinque i sensi si crea un’esperienza (azione + emozione provata) che il cervello ricorderà come un vissuto (un pezzo di vita sperimentata), il cervello intermedio (giallo) dell’emozione agirà insieme a quello corticale (verde) appena si riconoscerà la situazione vissuta in aula.

Quindi il principio fondamentale è quello di fare e sperimentare in prima persona, sollecitando la sfera mentale (logico) creando un emozione (sensazione fisica/vissuto).

Ma come ottimizzare questo processo in ambito di soccorso?

In letteratura troviamo molte tipologie di attività che possono aiutarci in questo scopo e, spesso, hanno nomi “ingleseggianti” e quantomeno astrusi: team working, project management, role play, interaction, ecc…

La metodologia, a mio avviso, migliore e che nel tempo mi ha dato più riscontri positivi è stato il gioco. È inutile nasconderlo… chi più chi meno…soffriamo tutti della “Sindrome di Peter Pan”!

Quindi perché non unire questi due aspetti?

Ecco alcuni spunti pratici che ho avuto modo di proporre come formatore:

APVR – APPARECCHI DI PROTEZIONE DELLE VIE RESPIRATORIE: quando si utilizza questa tipologia di dispositivo di protezione individuale è fondamentale capire il proprio consumo sotto sforzo. Allora perché non sfidare i propri colleghi in una bella partita di palla prigioniera? Prima del fischio iniziale ognuno deve annotare la capacità della propria bombola ed i bar iniziali presenti in essa, calcolando così il volume d’aria a sua disposizione (ricordarsi di sottrarre dal calcolo la riserva d’emergenza) poi si dà il via al gioco e contestualmente al cronometro. La squadra che rimane senza giocatori poiché tutti imprigionati, oppure la squadra (a parità di volume d’aria a disposizione) alla quale entra per prima in funzione il segnalatore acustico d’emergenza…perde!

COMUNICAZIONE RADIO durante l’intervento di soccorso si ha la necessità di trasmettere informazioni molto importanti, pertanto devono essere chiare, efficaci e comprensibili a tutti. Un semplice giochino (foto Tiziano Pojer V.V.F. Gardolo) è quello di prendere un immagine casuale ed iniziare a descriverla via radio ai colleghi, i quali dovranno riprodurre la figura disegnandola secondo le indicazioni ricevute. Ne vedrete sicuramente delle belle!

ph. VVF Gardolo

CUSCINI DI SOLLEVAMENTO AD ARIA: da sempre duttile strumento tecnico di salvataggio, le sue applicazioni spaziano dagli incidenti stradali, al salvataggio di persone incastrate, passando per l’arginamento della fuoriuscita di sostanze. Basilare per la riuscita dell’intervento è affinare il più possibile in addestramento la manovrabilità di tali strumenti, allora perché non rievocare il gioco cult degli anni 90 Tricky Traps? Basta creare un percorso ad ostacoli su un pannello in legno e dotarsi di una pallina, scopo del gioco è completare tutto il percorso manovrando la sfera mediante l’inclinazione del pannello data dai cuscini di sollevamento posti sotto di esso.

INDUMENTI DI PROTEZIONE CHIMICO-BIOLOGICA: le tute intere impermeabili all’aria e ai gas per squadre di emergenza con autorespiratore garantiscono una capacità protettiva adeguata alle esigenze richieste per interventi in ambito chimico-biologico. Quando si utilizza questa tipologia di dispositivo di protezione individuale è bene anche capire l’ingombro e le eventuali limitazioni che possono creare ai movimenti dell’operatore. Per comprenderlo al meglio ci si può divertire facendo una bella partita a Biliardino oppure affinare la precisione nei movimenti con il Buzz Ware.

PINZE IDRAULICHE: sulla scena di un incidente ogni minuto è prezioso, occorrono attrezzature che possano tagliare, tirare, piegare, spostare e sfondare, anche in questo caso l’abilità d’utilizzo dello strumento da parte dell’operatore può fare la differenza. Perché allora non implementare le capacità tecniche giocando? Per esempio spostando da un cono ad un altro un uovo mediante l’utilizzo del divaricatore o ancora sfidando i colleghi rivisitando il gioco Jenga.

F.A.S.T.-FIREFIGHTER ADVANCED SURVIVAL TECHNIQUES: ovvero tecniche di sopravvivenza avanzate per Vigili del Fuoco. Si spera di non trovarsi mai in situazioni d’emergenza dove l’unica priorità è la propria vita, ma come simulare un percorso pieno di insidie in un parco giochi per allenarsi e prepararsi a tutto (peggio compreso)? Prendiamo spunto dai Central Hardin Fire Department.

ph. Central Hardin Fire

R.O.S. – RESPONSABILE OPERAZIONI DI SOCCORO & D.O.S. – DIRETTORE DELLE OPERAZIONI DI SPEGNIMENTO: il buon coordinamento e la corretta gestione dell’emergenza sono l’anima dell’intervento, quindi sperimentare ed affinare le doti di leadership simulando scenari catastrofici diventa di vitale importanza. Ordine categorico: correre tutti in soffitta a recuperare Lego e macchinine!

La formazione è un processo imprescindibile ed irrinunciabile per tutti, ancora di più per gli operatori del soccorso e non dimentichiamo che l’obiettivo principe è quello di continuare a migliorarsi sempre.

In conclusione si può tranquillamente dire che è ora di mettersi in gioco!