Il Nucleo Antincendi dell’Aeronautica Militare presso l’aeroporto militare di Galatina.

Il presente articolo è il racconto della visita di un nostro operatore all’interno dell’Aeroporto Militare di Galatina in Provincia di Lecce. Senza tralasciare gli aspetti tecnici, la redazione ha scelto di privilegiare l’esposizione in prima persona, per comunicare in modo diretto l’esperienza vissuta all’interno della base e i dialoghi con le persone che ci lavorano.

Mentre mi avvicino ai cancelli dell’Aeroporto Militare di Galatina, mi aspetto di vedere qualcosa di nuovo: le esigenze antincendio di un aeroporto e l’organigramma di una base militare. Mettono sempre una certa soggezione la riservatezza e le rigide procedure militari. In guardiania mi chiedono i documenti, mentre attendo che il responsabile della comunicazione della base venga a prendermi. Un gioco automatico di cancelli garantisce l’apertura solo in seguito ad una chiusura. Il Capitano non tarda ad arrivare.

In testa mi rimbalzano domande da appassionato.

Come fai a garantire la sicurezza dei tuoi uomini quando sta bruciando un aereo da 8000 kg di carburante, del valore di oltre 100 milioni di euro, con una potenza di fuoco capace di radere al suolo un paese di 5000 abitanti?

Come fai a sorvegliare la formazione di 100 piloti militari provenienti da tutto il mondo, vigilando su oltre 10000 ore di volo?

E poi ci sono gli interventi di soccorso tecnico urgente, la verifica e la manutenzione dei presidi antincendio, la formazione antincendio del personale della base, i briefing, gli imprevisti, l’antiterrorismo…

Queste domande mi hanno tempestato il cervello per circa 20 minuti. Appena entrato in Sala briefing il flusso si è interrotto: mi è stato presentato il Capo Nucleo Antincendi dell’Aeroporto Militare di Galatina e da come mi ha stretto la mano ho capito che a quelle domande lui aveva una risposta.

Ma andiamo con ordine.

L’Aeroporto Militare di Galatina, dedicato alla memoria di S. Ten. Pil. Fortunato Cesari medaglia d’oro al valor militare, è operativo dal 1946, quando vi fu istituita la “Scuola di Volo delle Puglie”.

Da quella data la Scuola non ha mai smesso di evolversi fino a realizzare quella che a detta di molti è una delle migliori scuole piloti militari che esista al mondo. Dal 1995 è la base del 61° stormo dell’Aeronautica Militare, che sostituì la 61^ brigata aerea. L’addestramento del pilota prevede l’utilizzo di strumenti sofisticati che consentono di riprodurre battaglie in volo e volo in formazione – anche con un solo velivolo- preparando i piloti agli scenari più complessi. I velivoli T-339A e FT-339C per oltre 20 anni hanno garantito standard formativi eccezionali, ma la tecnologia avanza e la base si adegua: nel 2014 avviene la prima consegna del T346A ITS (figura 1) mentre nel 2019/2020 è prevista la consegna del velivolo T-345 HET (figura 2) – probabilmente destinato anche alla Pattuglia Acrobatica Nazionale.

Figura 1. T346A ITS

Figura 2. T345 HET

La mission della base è semplice – almeno a dirsi. Testualmente: provvedere alla formazione degli allievi piloti e del personale navigante dell’Aeronautica Militare e dei paesi Partner ai fini del conseguimento del Brevetto di Pilota Militare e dell’addestramento alla fase pre-operativa, nonché concorrere con i propri assetti all’attività operativa della forza armata.

Faccio una passeggiata nella base: “Negli ultimi anni siamo cresciuti tantissimo. Piloti di tutto il mondo vengono ad addestrarsi qui, per l’elevata qualità della formazione ma soprattutto per la presenza di elevati standard tecnologici di simulazione che consentono di formare i piloti nei primi anni a costi decisamente ridotti rispetto ai metodi classici in volo”. Effettivamente camminando nella base si incontrano argentini, austriaci, francesi. E poi piloti dal Kuwait, da Singapore, dagli Stati Uniti. Oltre agli hangar, alla torre di controllo, alle piste di decollo e atterraggio, agli spazi di manovra dei velivoli, nella base si scorgono campi di calcio, palestre, piste da corsa, alloggi, uffici, mense e perfino un’infermeria: è una superficie enorme, molto curata e ben alberata. Potremmo dire che si tratta di un vero e proprio paese ma con una popolazione variopinta e un contenuto particolarmente “delicato”.

“Chi viene dall’estero o da altre parti d’Italia vive questa base per 24 ore al giorno e quindi ha bisogno di tutti i comfort della vita quotidiana. Ci sono periodi di intensa attività in cui distrarsi per una partita a tennis o tenersi in forma con il running, non possono che fare del bene”.

Tutto questo, in qualche modo, va difeso da occhi indiscreti –security – e dalle emergenze –safety.

Il servizio di “Safety” è garantito a tempo pieno dal Nucleo Antincendi dell’Aeronautica Militare. Il Capo del Nucleo mi illustra l’attività quotidiana: rigido e deciso nei movimenti, da vero militare, quando parla della sua attività unisce l’orgoglio del padre all’emozione della recluta: “Il Nucleo ha diversi compiti nella base. Il primo è sicuramente la prevenzione. Poi c’è il soccorso tecnico urgente e la collaborazione con le istituzioni sul territorio”.

Nel dettaglio i compiti del nucleo sono riassumibili in 5 categorie:

  • proteggere dagli incendi le attività militari di terra e le infrastrutture dello Stormo, evitare l’insorgere degli incendi ed eventualmente limitarne i danni;
  • fornire una adeguata assistenza antincendi all’attività di volo militare e civile;
  • concorrere su richiesta delle autorità di governo a supporto del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco e della Protezione Civile;
  • addestrare il personale antincendi affinché sia pronto a svolgere i compiti operativi assegnati;
  • effettuare la formazione di tutto il personale della base ad un primo intervento in caso di incendio nei luoghi di lavoro.

Continua: “Svolgere tali attività richiede diverse competenze di base, un continuo addestramento e una dotazione adeguata in termini di strumenti e mezzi. L’incendio di carburante aeronautico è un incendio facile da concepire in teoria, ma è molto difficile da affrontare nella pratica”.

Per tale scopo i mezzi impiegati nella base sono diversi, sempre efficienti e pronti per l’immediato utilizzo. Andiamo a visitare la postazione al centro pista. Quando arriviamo all’interno dell’hangar, gli uomini sono radunati intorno a un tavolo intenti a rileggere alcune Procedure Operative Standard: “Bisogna costantemente aggiornarsi, documentarsi, perché ogni situazione è diversa, ma anche ogni aereo che passa da questa pista ha specifiche esigenze e peculiarità” racconta uno di loro.

Il capo nucleo non tarda a spiegarmi: “Ogni volta che prevediamo l’arrivo in base di una nuova tipologia di aereo, dobbiamo preparare procedure, uomini, mezzi e attrezzature per affrontare uno scenario che coinvolga quel velivolo. Ad esempio, l’ultima volta che il Presidente della Repubblica è venuto in visita nella Provincia è atterrato qui. Ebbene nei mesi precedenti ci siamo preparati a quel tipo di evento, studiando le caratteristiche del velivolo, i possibili scenari d’intervento, l’evacuazione degli occupanti. Non possiamo lasciare nulla al caso o all’improvvisazione”.

L’attività quotidiana del Nucleo Antincendi dell’Aeroporto di Galatina (scorri per vedere la sequenza).

Il Nucleo è un continuo fermento. Nell’autorimessa della postazione troneggiano i mezzi con il muso rivolto alla pista. Tra tutti mi colpisce un piccolo polisoccorso, in particolare mi sorprende l’allestimento interno: ci sono gli strumenti caratteristici di ogni polisoccorso – gruppo idraulico, autoprotettori, cunei, utensileria elettrica e meccanica. “A cosa servono quelle scalette?” chiedo. Rollo sorride: “Ogni scaletta corrisponde ad un velivolo in servizio presso la base. Tirar fuori un pilota è una manovra molto delicata, perché nel velivolo militare lo spazio è sufficiente appena a farci entrare una persona. Considera che in genere un incidente aereo comporta anche traumi sul pilota quindi occorre fare molta attenzione a come si manovra l’infortunato. Le scalette ci aiutano ad avere una postura più idonea in fase di intervento”.

Simulazione di intervento per soccorso ed estrazione del pilota (scorri per vedere la sequenza).

Per entrare ancora di più nel dettaglio, di seguito riportiamo le schede tecniche dei singoli mezzi in servizio:

Le schede tecniche dei mezzi in dotazione al nucleo (scorri per leggere le schede).

A questo punto ci rimettiamo in viaggio verso gli hangar di bordo pista, dove risiede la centrale che gestisce le emergenze nella base. Nel tragitto, chiedo informazioni in merito ai dispositivi di protezione individuale in dotazione al nucleo. “Sono quelli caratteristici di un corpo antincendi, magari un pò più rinforzati dal punto di vista termico, come ad esempio la tuta termoriflettente. In generale, non si discostano molto da quelli di un vigile del fuoco: il gallet, il nomex, l’autoprotettore delle vie respiratorie… insomma siamo lì”.

Nel dettaglio ecco le schede tecniche dei d.p.i. in dotazione al Nucleo:

Le schede tecniche dei d.p.i. in dotazione al nucleo (scorri per leggere le schede).

“Come si diventa operatori del Nucleo Antincendi dell’Aeronautica Militare?” chiedo, incuriosito dalla specifica preparazione che avevo visto tra gli uomini del Nucleo A/I dell’aeroporto di Galatina. Avevo dedotto che lo facevano di mestiere dal semplice fatto che usavano il tempo libero per “studiare”.

“L’impiego del personale Antincendio nel servizio ed il corretto assolvimento dei compiti operativi, tecnici o logistici è possibile solo dopo aver completato il processo formativo che prevede più fasi:

  • la FORMAZIONE: Svolta presso gli Istituti di Formazione del Comando Scuole AM, nella quale si attribuisce la Categoria al Militare;
  • la SPECIALIZZAZIONE: Il personale acquisisce le conoscenze basiche all’espletamento dell’attività, al termine della quale si attribuisce la Specialità. Il corso di specializzazione consente l’acquisizione delle capacità tecnico operative di base che dovranno essere consolidate sul campo tramite tirocinio teorico-pratico (OJT).
  • Il cosiddetto OJT: che viene svolto a cura dell’Ente di impiego. Il Personale viene addestrato attraverso esercitazioni, prove pratiche e lo studio delle procedure di intervento in zona logistica e operativa per consolidare le conoscenze. Il superamento con esito favorevole autorizza il Militare a svolgere autonomamente tutte la mansioni Antincendi”.

Una volta diventato addetto antincendi ti viene chiesto di dedicare anima e corpo a questa mansione. La preparazione deve essere puntuale sia mentalmente che fisicamente.

“Con cadenza annuale, il personale antincendi viene sottoposto ad una valutazione delle effettive capacità fisiche tramite l’applicazione dello Standard previsto dalla STANAG 7162 e SMA ORD 034 . Tale valutazione è finalizzata alle verifiche del livello di preparazione fisica e tecnico-professionale del personale attivamente impiegato nel servizio Antincendi. La valutazione consiste in un superamento di tre prove: Corsa piana 2000 m, Piegamenti sulle braccia e Addominali”.

Esecuzione delle prove STANAG 7162 e SMA ORD 34 (scorri per vedere la sequenza).

Prima di andare c’è il tempo per salutare il Comandante della base. Non posso che complimentarmi per una struttura che rende orgogliosa l’Italia in campo militare e per un Nucleo Antincendi fatto di persone competenti ma soprattutto appassionate. In un mondo che tende a mostrarsi, a fare vanto di ogni minima azione, incontrare e raccontare questi uomini che nel silenzio e nella totale riservatezza di una base militare operano quotidianamente per la sicurezza di tutti è davvero un onore. Osservare quanta dedizione c’è nei reparti antincendio di tutta Italia mi sorprenderà sempre. Così come mi ha sorpreso il capo nucleo A/I, che mi regala dal suo braccio la patch del Nucleo e mi saluta: “Io vado. Non ci sono orari quando fai una cosa a cui tieni. C’è chi subisce il proprio lavoro e chi lo vive. Io lo vivo”. E si vede.

di Marcello Gatto