Impianto antincendio a saturazione: infortunio mortale per inalazione di argon

di Stefano Rotti

Premessa.

Per la protezione antincendio di archivi e/o Sale CED vengono da tempo utilizzati impianti antincendio cosiddetti “a saturazione”.

Tali impianti antincendio prevedono l’impiego di gas inerti (attualmente sono utilizzati principalmente Argon e CO2) che hanno il compito di “spiazzare” l’ossigeno presente nei locali protetti per “eliminare” la presenza del comburente (aria) che alimenta l’incendio, consentendo di fatto l’estinzione.

Tali sistemi sono spesso abbinati a sistemi di rivelazione fumi che attivano in automatico la scarica di gas che va a saturare l’ambiente protetto.

Il fatto che vengano impiegati gas “inerti” non esclude a priori la possibilità di danni all’essere umano, ma tale fattore viene spesso sottovalutato.

N.B.: essendo in corso attività di investigazione giudiziaria sull’evento di seguito riportato, non si intende minimamente entrare nel merito del fatto incidentale, ma si vuole utilizzare un fatto di cronaca per riportare l’attenzione sui sistemi similari installati in azienda per le opportune valutazioni del caso sia in termini di rischi che di prevenzione degli stessi, e che verranno riportate in apposito paragrafo successivo.

Descrizione dell’evento.

In data 20/09/2018, alle ore 08,00 all’inizio della giornata lavorativa in un edificio pubblico, scattava l’allarme incendio in un locale seminterrato adibito ad archivio documenti. Due impiegati che si erano recati per effettuare un controllo, per cause in fase di accertamento hanno inalato gas inerte e sono stati rinvenuti al suolo in stato di incoscienza. Un terzo impiegato che li aveva seguiti, pur restando intossicato, riusciva a dare l’allarme consentendo l’intervento dei soccorsi. Sono in fase di accertamento le cause che hanno scatenato l’attivazione del sistema antincendio. I primi due intossicati sono purtroppo deceduti.

Analisi dei rischi.

Per comprendere quali possono essere i rischi legati a sistemi antincendio a saturazione, occorre per prima cosa analizzare la loro struttura e i luoghi di installazione.

Per essere efficaci i sistemi a saturazione debbono essere in grado di “inertizzare” (ovvero di abbassare drasticamente la concentrazione di ossigeno) un locale chiuso al fine di estinguere l’incendio.

Come sopra accennato normalmente il sistema è abbinato a dei sensori fumo che in caso di segnalazione attivano immediatamente la scarica del gas, al fine di abbassare rapidamente il tenore di ossigeno per estinguere prima possibile il fuoco e di fatto tentare di minimizzare i danni.

Quindi a questo punto, per semplicità, si aprono 2 scenari:

  • Parte l’allarme mentre vi sono persone all’interno del locale: normalmente gli impianti prevedono uno switch che consente la sola segnalazione e l’attivazione manuale della scarica quando il locale è stato evacuato. Pertanto, una volta evacuate le persone, e chiusi gli accessi, il sistema viene riattivato in automatico e la scarica di gas parte ed il locale viene saturato (in sicurezza per le persone);
  • Parte l’allarme in caso di locale non presidiato: in questo caso, sia che si tratti di incendio reale che di falso allarme, occorre precauzionalmente operare come se lo fosse. Pertanto chi rileva l’allarme deve segnalare la cosa ai VVF. NON APRIRE la porta sino all’arrivo della Squadra dei pompieri, che dovrà effettuare i controlli del caso. Per l’accesso all’interno dei locali si dovrà procedere come se vi fosse incendio e pertanto operare con ATP ed estintori a disposizione, oltre ai rivelatori di gas portatili per verificare il tenore di ossigeno nei locali.

Al termine delle verifiche, in entrambe i casi (attivazione dopo evacuazione o attivazione in automatico) sia che vi sia stato fuoco o che si tratti di un falso allarme, occorre verificare con ATP indossato, i valori di ossigeno presenti nei locali, ed effettuare la ventilazione degli stessi. Se questi fossero di grandi dimensioni, ricorrere al motoventilatore. Solo al termine delle verifiche dell’impianto e delle concentrazioni di gas e nella certezza che non possano più avvenire scariche, si potrà togliere ATP e far accedere nuovamente personale non protetto.

Verifiche da effettuare sui locali protetti da sistemi ad inertizzazione.

L’evento occorso da una serie di spunti per procedere alla verifica di TUTTI i locali protetti da sistemi ad inertizzazione (sia ad ARGON che a CO2), verificando in particolare:

  • Esistenza di cartellonistica che evidenzi il rischio di soffocamento e di sistemi di attivazione in automatico;
  • Esistenza di cartellonistica che imponga la chiusura delle porte;
  • Esistenza di cartellonistica che imponga l’impiego di ATP per accesso ai locali in caso di scarica e/o in caso di dubbio per falso allarme;
  • Verifica che nei locali non vi siano attrezzature e/o materiali “estranei” (tipo fotocopiatrici, carta o altro);
  • Verifica dell’accessibilità della centralina di controllo locale e delle zone di stoccaggio delle bombole di gas inerte;
  • Verifica presenza di sistemi di chiusura automatica e/o di blocco automatico delle porte, e, in caso di risposta positiva, verificare che siano opportunamente segnalate e che abbiano sistemi di sblocco di emergenza per consentire la fuga di personale eventualmente intrappolato;
  • Verifica della formazione effettuata per gli addetti aziendali al soccorso e primo intervento;
  • Verifica della formazione / informazione del personale autorizzato all’ingresso nei locali protetti.