Incendi boschivi: asini, capre e pecore per la prevenzione.

In Galizia (Spagna), si mettono in atto progetti pionieristici e alternativi di pulizia delle alture. Diversi esperti scommettono sull’uso del bestiame per ridurre gli incendi boschivi che ogni anno imperversano nella regione.

Il periodo tra dicembre 2015 e i primi giorni del gennaio 2016, sarà ricordato come uno dei periodi più bui mai registrati nelle Asturie dal 1990, per quanto riguarda gli incendi boschivi. Bruciarono 12.540 ettari di foresta in quel mese e una parte importane di 3.812 ettari nella regione orientale, con conseguenze gravi come la morte di un pilota di elicottero a la Roza Parres, José Antonio Rodriguez, deceduto mentre partecipava alle operazioni di spegnimento.

Appena un mese fa, si sono verificati nuovi incendi tra le montagne di Llanes. In una settimana più di 300 ettari di macchia e bosco a Cuesta de Purón sono stati carbonizzati. Ma gli incendi si sono ripetuti anche a San Roque, El Mazuco, Vidiago, La Pereda o La Galguera.

A partire dalla forte preoccupazione per gli incendi boschivi la modifica della legge forestale, approvata a marzo dal Parlamento asturiano, permette la presenza continua del bestiame nei pascoli colpiti dagli incendi boschivi.

Diversi esperti, politici e allevatori locali hanno analizzato quali iniziative intraprendere per porre fine a un problema ricorrente e che desta una significativa preoccupazione sociale e ambientale. Un esempio è il caso di La Roza Parres dove il Ministero ha investito mezzo milione di euro per rigenerare 428 ettari colpiti da quel fuoco, di cui 148 di area boschiva. Tra le numerose proposte formulate è presente l’uso del bestiame per controllare la crescita della macchia mediterranea. Non solo capre e pecore, ma anche asini.

Investire sul sistema di estinzione in casi come quelli delle Asturie e la Galizia non basta. La “prevenzione proattiva” è l’alternativa sostenuta dagli esperti come Javier Jiménez, Funzionario delle squadre antincendio boschivo. “C’è poca cultura del fuoco”, per cui è importante utilizzare gli incendi controllati da parte di personale specializzato per lo studio di incendi di grandi dimensioni e di altre misure di prevenzione. Una posizione supportata anche da  Javier Martínez, Consigliere per allevamento del bestiame e dei lavori rurali del Comune di Llanes, nonché dagli agricoltori. “Gli incendi non sono organizzati e questo è il problema principale. In aggiunta ci sono molte persone che non sanno che ci sono i terreni che non devono essere bruciati”, ha detto Martinez. Ad esempio, i terreni in pendenza sono aree sensibili che in molti casi non tornano a rigenerarsi dopo il fuoco. È per questo che il consiglio di Llanes ritiene che “gli incendi dovrebbero essere fermati.” L’idea proposta Martinez, è quella di trovare un “equilibrio tra erba, macchia e bosco”, perché il paesaggio delle Asturie è “molto eterogeneo” e vanno “rispettate” le sue peculiarità.

Animali “antincendio”.

Tutti gli studiosi del rapporto “montagne e incendi boschivi” sottolineano la necessità di raggiungere un accordo con gli agricoltori. Tuttavia, non tutti sono d’accordo su come. Vi sono diverse possibilità. L’associazione Quercia propone un progetto guidato da Iñaki Aranzeta, che prevede l’impianto di querce, betulle e frassini che mantengono le montagne pulite dalla macchia. Inoltre, propongono un lavoro lavoro con bovini, capre e pecore, le quali alimentandosi di ginestre ed erica contribuiscono alla pulizia dei pascoli. La sfida più grande quando si lavora con gli animali è quello di contenerli nella zona desiderata. In Galizia, è stato lanciato un progetto pionieristico con gli asini, attraverso l’Associazione ANDREA e la città di Allariz. Gli asini maschi del gruppo portano un GPS che avverte l’associazione quando gli asini escono dai limiti stabiliti. “E’ stato fatto un passo ulteriore con questa tecnologia, ma non risolve il problema dei costi”, dice Iñaki Aranzeta sottolineando che i costi del personale “sarebbero elevati.” Quindi si punta sull’impianto di più siepi e recinzioni, tramite il progetto Roble, con lo scopo di “automatizzare” il processo.

Da parte sua, Javier Martínez ha coinvolto un gruppo di piccole cooperative. “Cosa c’è di meglio di un pascolo antincendio? Fornendo grandi appezzamenti a più agricoltori si tiene pulita la zona grazie ai loro animali e si ottiene un vantaggio in termini di sicurezza antincendio”. Le fattorie inoltre sarebbero ben confinate in modo che la pulizia di una zona particolare sia assicurata.

Nella regione, secondo gli esperti, ci sono circa 300.000 ettari di macchia. E’ una distesa troppo ampia che “richiede una serie completa di misure di prevenzione”, in cui l’uso degli animali e la tecnologia possono unire le forze.

 

in collaborazione con El Comercio.