Incendi in depositi infiammabili: difesa o attacco?

di Stefano Rotti

La circolazione delle informazioni possibile con le tecnologie odierne può avere ricadute positive nella formazione e nell’addestramento professionali. Dall’analisi di video pubblicati sui social media, è possibile individuare spunti di riflessione anche se gli eventi si sono verificati in paesi ed in contesti operativi molto lontani dal nostro.

Lo scopo non è quello di individuare responsabili di un evento e/o di criticare le modalità con cui lo stesso è stato gestito. Lo scopo è quello di chiedersi se, nel nostro contesto operativo, potremmo trovarci di fronte ad un evento simile, e se ciò dovesse verificarsi cosa potremmo mettere in campo (strategie, tattiche, uomini, mezzi , dotazioni) per gestirlo.

Prendiamo ad esempio il video che vi proponiamo di seguito.

L’evento interessa un piccolo deposito di idrocarburi – quasi certamente benzina o solventi – in un sito USA. L’incendio si è sviluppato di notte. Sul posto diverse Squadre e mezzi. Molto probabilmente, almeno da quanto si desume dal video, non vi sono sistemi antincendio fissi a protezione dei serbatoi, né le Squadre intervenute dispongono di mezzi in grado di erogare quantitativi notevoli di acqua, oltre a non disporre (apparentemente) di schiuma. I serbatoi interessati dall’incendio hanno dimensioni tutto sommato ridotte: i più piccoli (se considerati rispetto ad un ambito industriale) intorno a 200 – 300 mc ciascuno con un paio di serbatoi più grandi ma comunque intorno ai 500 mc come massimo volume.

L’incendio interessa inizialmente uno solo dei serbatoi, anche se non è dato sapere cosa l’abbia innescato. A questo punto l’analisi può viaggiare su due livelli.

Il primo è quello della valutazione degli elementi che hanno portato al disastro. Le concause possono sicuramente essere ascritte a:

  • layout del deposito: i serbatoi sono molto (troppo) vicini tra loro e privi di sistemi fissi di raffreddamento del mantello in caso di incendio;
  • mancanza di sistemi fissi antincendio e di sistemi di erogazione schiuma estinguente;
  • mancanza di sistemi di supporto per i pompieri intervenuti, quali ad esempio stoccaggio di schiuma estinguente da poter essere utilizzata con i mezzi antincendio;
  • probabile assenza di attacchi idrante di grandi dimensioni;
  • indisponibilità di mezzi con elevate capacità di erogazione e/o mezzi in grado di erogare schiuma estinguente. Il secondo è quello delle strategie e tecniche di intervento.

Di fronte ad un evento, lo Incident Commander deve effettuare una serie di valutazioni sulla base del contesto tattico, delle forze, dei mezzi e delle dotazioni a disposizione per poi decidere il tipo di intervento. E tali decisioni strategiche vanno periodicamente rivalutate sulla base dell’evoluzione tattica dell’evento in funzione sia del passare del tempo, sia sulla base dell’efficienza ed efficacia di intervento.

In questo caso lo scenario vede un serbatoio di idrocarburi (probabilmente benzina visto il comportamento oppure solventi per vernici) in fiamme, all’interno di un piccolo deposito con altri serbatoi molto prossimi ed irraggiati dal calore del primo incendio. Qui si pone la prima domanda fondamentale: sono in grado di gestire l’evento, nel senso di “spegnerlo” in sicurezza? Ho uomini, mezzi e dotazioni a disposizione che mi diano sufficienti margini di “superiorità” al fuoco?

Nel video in questione si possono individuare una serie di mezzi antincendio fermi in prossimità del luogo di intervento, e due di essi in azione. Uno dal quale sono probabilmente derivate le manichette che alimentano le lance manuali in erogazione, l’altro dotato di “Fly boom” (monitore posto all’estremità di un braccio telescopico, gestito e controllato dal basso) in azione direttamente sul serbatoio incendiato.

Dalle immagini non si riscontra (almeno apparentemente) alcuna erogazione di estinguente di alcun tipo. Dalle immagini si desume che l’intento dell’azione del fly boom era quello di cercare di estinguere l’incendio del primo serbatoio, mentre con le lance manuali sembrerebbe che si stia cercando di raffreddare i serbatoi limitrofi.

Non si hanno dati per valutare da quanto tempo l’incendio fosse in atto, ma ne sono evidenti le conseguenze: a causa dell’irraggiamento, un serbatoio limitrofo vede drasticamente aumentare la pressione interna per l’evaporazione del liquido contenuto, fino a che un bocchello superiore non salta sotto la pressione dei vapori causando a questo punto l’innesco immediato dei vapori rilasciati in pressione. La temperatura di fiamma e la temperatura della massa di liquido sono tali che la pressione dei vapori alla fine risulta superiore alla resistenza del recipiente, finché quest’ultimo collassa “decollando”.

A quel punto la massa di liquido contenuta si incendia tutta istantaneamente ponendo in grave pericolo sia le Squadre a terra che i mezzi in azione. Lo scenario è a questo punto gravemente compromesso, anche per l’inevitabile effetto domino sugli altri serbatoi della massa incendiata riversatasi fuori dal primo serbatoio collassato. Anche perchè la potenza di attacco a questo punto è decisamente insufficiente al carico termico derivante dall’estensione dell’incendio. Ad un certo punto l’incident commander decide di evacuare l’area di intervento (suono prolungato di trombe dei camion) in quanto l’incendio è ormai fuori controllo.

Cosa si sarebbe potuto fare per evitare il disastro? Di sicuro la disponibilità di estinguente AFFF e di portate superiori dai monitori dei mezzi (avendo disponibilità di fonti di rifornimento di acqua) avrebbero consentito nella fase iniziale di tentare di mettere sotto controllo l’evento cercando di spegnere efficacemente il primo serbatoio, raffreddando maggiormente i serbatoi limitrofi.

Se avessero impiegato schiuma AFFF lanciandola dal fly boom (il monitor in quota) avrebbero avuto qualche possibilità. Una volta partito l’effetto domino, l’evento sarebbe stato gestibile solo con un attacco costante e prolungato (oltre che con portate ben maggiori) di schiuma. In un’ottica di intervento difensivo, si poteva pensare invece di impegnare le forze disponibili per tentare di raffreddare efficacemente i serbatoi limitrofi lasciando bruciare il primo interessato dal fuoco.

Non sono decisioni facili da prendere in quanto anche in un’ottica di intervento difensivo, si poteva assistere al collasso del primo serbatoio a causa delle temperature raggiunte al suo interno, con un finale pressoché simile. Una maggiore disponibilità di acqua e magari di portate dei monitori dei mezzi, non è di per sé sinonimo di vittoria sul fuoco in mancanza di schiumogeni idonei. Riversare tonnellate di acqua all’interno di un serbatoio di idrocarburi in fiamme non è molto “igienico” in quanto l’acqua che non dovesse evaporare per il calore delle fiamme, tenderebbe ad accumularsi sul fondo del serbatoio stesso, vista la differenza di densità con gli idrocarburi che galleggerebbero al di sopra. Con il passare del tempo e con l’aumento della temperatura della massa di idrocarburi in fiamme, il rischio del Boilover diventa sempre più concreto, anche se sui prodotti leggeri o raffinati è difficile che accada. Nella combustione di prodotti come le benzine o gasoli o kerosene , la combustione avviene in maniera costante e anche in presenza di una massa consistente di prodotto che brucia per lungo tempo (ore) non si creano bruschi gradienti di temperatura durante la combustione della massa di prodotto.

Diverso è il caso di petrolio grezzo o di prodotti pesanti tipo olio combustibile. Nel primo caso durante la combustione al passare del tempo si ha una sorta di “distillazione” legata alla temperatura di combustione e alla temperatura che raggiunge la massa di prodotto. Pertanto per primi bruciano le componenti gas e frazioni leggere. Col passare del tempo (ore) la massa crackizza ovvero con temperature più alte si rompono le molecole originando prodotti via via più pesanti. Questo induce nel serbatoio dei gradienti di temperatura molto marcati. Per cui se c’è acqua sul fondo oppure se viene introdotta in quanto si cerca di combattere l’incendio con grandi volumi di acqua ma senza estinguente schiumogeno, si arriva ad un punto in cui un gradiente termico fa improvvisamente vaporizzare l’acqua presente sul fondo innescando il boilover. L’evento viene generalmente preceduto da fischi e rumori di vapore lungo il perimetro del mantello del serbatoio. Per l’olio combustibile invece, piuttosto restio ad accendersi, una volta in fiamme, tende ad aumentare nel tempo la sua temperatura accumulando una notevole inerzia termica. Viste le temperature di combustione e quelle che il prodotto raggiunge durante la combustione tentare uno spegnimento con sola acqua senza schiuma equivale ad innescare sicuramente il boilover.