Incidenti di veicoli elettrici: alcune osservazioni

di Marcello Gatto

Tutti i veicoli ibridi ed elettrici, presentano una serie di misure atte ad evitare contatti diretti e indiretti tra occupante e veicolo. Ovviamente parliamo di veicoli perfettamente integri. Ma cosa succede in seguito ad un incidente?

Una collisione potrebbe compromettere le misure per la sicurezza elettrica e potrebbe incrementare il rischio di shock elettrici. L’isolamento elettrico, infatti, potrebbe venire meno fino a far venire a contatto i poli positivo e negativo della batteria HV (High Voltage) con la scocca della vettura.

In caso di incidente, molti veicoli sfruttano un sistema di protezione che disconnette il sistema di accumulo energia dal circuito HV. Il sistema è spesso connesso ai sensori di deformazione che attivano i pretensionatori o gli air bag.

Ad esempio, Daimler (Mercedes) presenta uno stacco reversibile (cioè reingaggiabile) per gli urti minori ed un sistema irreversibile (cioè permanente) per le collisioni più dannose.

Disconnettere il sistema di accumulo energia dal resto del circuito HV riduce il rischio di shock elettrici durante e in seguito ad un incidente, ma è anche fondamentale per evitare che i danni procurati possano causare un incendio o una esplosione.

Scaricare il sistema di accumulo di energia dopo un incidente è importante per la sicurezza della movimentazione e della sosta del veicolo. Alcune esperienze negli Stati Uniti riportano episodi di vetture elettriche incidentate che si sono reinnescate a distanza anche di 3 settimane.

Nel mondo il tema della sicurezza dei veicoli elettrici è molto dibattuto e nessuno ad oggi è in grado di garantire delle specifiche in merito.

In merito alla protezione contro gli shock elettrici in seguito ad un impatto, i veicoli devono superare una serie di test che mirano a verificare:

  • la protezione fisica del veicolo
  • l’isolamento elettrico
  • l’assenza di tensione post impatto (< 30 VAC o 60 VDC)
  • il livello di bassa energia elettrica (< 2 joules)

Inoltre, le case costruttrici sono tenute a garantire che in caso di impatto o scontro nessuna parte del sistema di accumulo energia posizionato all’esterno dell’abitacolo penetri all’interno dello stesso.

Nei veicoli ibridi, uno dei rischi che preoccupa i costruttori e i soccorritori sono le perdite di carburante. Mentre in un veicolo termico ciò sarebbe un problema facilmente affrontabile (soprattutto per i motori diesel), nel caso di un veicolo elettrico una minima perdita diventa un problema molto serio poiché un corto circuito o lo stesso sistema di accumulo potrebbero generare sufficiente energia per dar vita ad un innesco.

A proposito di perdite, anche l’elettrolita presente all’interno delle batterie HV può costituire un problema, tant’è che la normativa prevede specifici test che devono garantire una perdita di elettrolita post impatto in quantità non superiori al 7% del contenuto, e sempre all’esterno dell’abitacolo. Un minimo ingresso dell’elettrolita in vettura non assegnerebbe la certificazione alla vettura per l’immatricolazione.

In caso di ribaltamento, la percentuale inerente alle fughe di elettrolita può variare e incrementarsi, per cui da passaggi secondari può raggiungere gli occupanti, generando intossicazioni, ustioni e/o corrosione.

Da ultimo, si tenga conto che generalmente un veicolo elettrico è più pesante di un veicolo a combustione interna. Inoltre, i veicoli elettrici/ibridi presentano dei telai rinforzati al fine di sostenere il peso importante del sistema di accumulo.

Un impatto tra due veicoli sarà sempre a favore di quello più pesante in termini di danno. Si stima che un incremento di 100 kg di massa riduce il rischio di ferimento per gli occupanti del 3%.

Anche le dimensioni contano. I veicoli elettrici sono normalmente più piccoli e agili, pensati per la città. Anche in questo caso, la statistica è impietosa: l’occupante della vettura più piccola ha una probabilità di morire 4 volte maggiore rispetto al “collega” nella vettura più grande.