Interventi antincendio in presenza di materiale contenente amianto.

È risaputo ormai da vari decenni, che l’inalazione di aria contenente in sospensione le minutissime fibre che si originano dalla disgregazione dell’amianto può essere causa dell’insorgenza di gravi malattie. D’altro canto, i frequenti segnali di allarmismo, talvolta ingiustificato, che si percepiscono in occasione di interventi di soccorso tecnico, che si svolgono in scenari caratterizzati dalla presenza di manufatti contenenti amianto, testimoniano che non è altrettanto chiaro, per la totalità degli operatori del CNVVF, l’effettivo livello di rischio al quale essi risultano esposti nelle molteplici circostanze che li vedono impegnati quotidianamente sul territorio nazionale. È ragionevole ipotizzare che tale timore dipenda essenzialmente dalla mancata conoscenza delle tipologie d’uso e dei manufatti contenenti amianto, del meccanismo biologico di aggressione da parte delle fibre, nonché delle attività che espongono a livelli di rischio intollerabili.

È difficile stabilire a priori e con certezza la presenza o meno di MCA (Materiale Contenente Amianto), per i molti campi di applicazione e la grande diffusione che questi materiali hanno avuto dagli inizi del ‘900 fino al 1991, anno nel quale, in Italia, ne è stato disposta la dismissione dalla produzione e dal commercio, la cessazione dell’estrazione, dell’importazione, dell’esportazione e dell’utilizzazione. Inoltre i comportamenti illeciti finalizzati ad evitare le incombenze dello smaltimento determinano la
dispersione di questi materiali tra i normali rifiuti urbani e in discariche illegali. L’articolo si propone di esaminare la procedura sperimentale emanata con nota prot. 9687 del 6/8/2012, relativa agli interventi di soccorso in presenza di materiali contenenti amianto, anche alla luce delle esperienze applicative provenienti dal territorio.

Nota prot. 9687 del 6/8/2012

 

Che cosa è l’amianto?

Il termine amianto (è utilizzato anche il sinonimo “asbesto”) indica un gruppo di minerali naturali, che si rinvengono in rocce che hanno subito fenomeni di trasformazione per effetto combinato di pressione, temperatura e alterazioni chimiche. Tali minerali appartengono al gruppo dei silicati e presentano una evidente struttura fibrosa, percepibile anche ad occhio nudo. Indagini effettuate con l’ausilio del microscopio elettronico hanno consentito di distinguere due gruppi principali di minerali di amianto:

  • Il serpentino, cui appartiene il crisotilo, è caratterizzato da fibre di diametro compreso tra 0,7 e 1,5 μm e lunghezza fino a circa 5 cm, costituite a loro volta da fibre (le cosiddette fibrille) di dimensioni ulteriormente minori (diametro 0,02 μm) affiancate le une alle altre a formare una sorta di spirale.
  • Gli anfiboli sono invece costituiti da fibre rigide, rettilinee, anch’esse composte da fibrille tra loro affiancate (diametro 0,01 micron), ma di lunghezza e diametro maggiore rispetto al crisotilo: rispettivamente fino a 8 cm di lunghezza e 3,5÷4 μm di diametro. La struttura che ne deriva in
    questo caso è aghiforme.

Qual è il problema?

La pericolosità dell’amianto è legata alla possibilità di dispersione di fibre nell’aria e alla friabilità del materiale – un materiale si dice “friabile” quando può essere facilmente sbriciolato con la semplice pressione delle dita – . Quando si ha a che fare con l’amianto, un materiale friabile (per oggetti come corde, cartoni ,guarnizioni) è più pericoloso di un materiale compatto. Un materiale compatto (come una mattonella, una lastra di cemento-amianto o un ferodo) è meno pericoloso di un materiale friabile.

Quali sono i prodotti in cui è contenuto l’amianto?

Come già in parte anticipato, i materiali contenenti amianto sono sostanzialmente distinguibili in due macro-categorie:

  • Friabili: materiali che possono essere facilmente sbriciolati o ridotti in polvere con la semplice pressione manuale, e che possono essere facilmente inalati ;
  • Compatti: materiali duri che possono essere sbriciolati o ridotti in polvere solo con l’impiego di attrezzi meccanici e la loro pericolosità risulta minore dei precedenti.

L’amianto è stato utilizzato in vari settori ed ambiti. In ambito domestico è presente in alcuni elettrodomestici, nelle prese e nei guanti da forno, nei cartoni come protezione dal calore. Nei mezzi di trasporto è stato utilizzato per la realizzazione dei nei ferodi (freni e frizioni), negli schermi parafiamma, nelle guarnizioni, nelle vernici e nei mastici, nella coibentazione di vagoni. Nell’edilizia è impiegato come materiale ignifugo, nelle lastre piane o ondulate, per tubazioni, serbatoi e canne fumarie, negli intonaci con impasti spruzzati, nei pannelli per contro-soffittature, nei pavimenti costituiti da vinil-amianto. Nell’industria è stato impiegato come materia prima per produrre manufatti, come isolante termico nei cicli industriali con alte e basse temperature, come barriera antifiamma nelle condotte per impianti elettrici, come materiale fonoassorbente.

Tecnologicamente, l’amianto è stato applicato in due modi. Mediante ricoprimenti a spruzzo, in cui il prodotto è costituito dall’impasto di fibre di amianto con leganti tradizionali (gesso, calce, cemento) o addirittura collanti di origine animale (colla di coniglio). Mediante fibrocemento con amianto: i prodotti in fibro-cemento con amianto (prevalentemente serbatoi, tubi e lastre) si ottenevano dalla miscela di pasta di cemento Portland con minerali di amianto, preventivamente frantumati e cardati ad umido. A questo si aggiungeva una serie di oggetti di uso quotidiano, che attraverso l’amianto miglioravano la loro durabilità e le loro caratteristiche e che oggi sono i più difficili da individuare e smaltire.

Carta e cartone in amianto sono materiali costituiti da pasta di amianto e cellulosa o inerti organici. Non avendo struttura compatta se maneggiati o se vengono a contatto con sostanze che possono alterarli sono soggetti ad abrasioni e ad usura . Corde e tessuti in amianto: le corde in crisotilo sono facilmente riconoscibili in quanto costituite da fibre lunghe intrecciate a formare cordoncini di 0.2-0.5 cm di diametro, a loro volta intrecciate a formare cordoni di 0.6-2 cm di diametro. Lastre ed intonaco in gesso-amianto : sono riconoscibili grazie alla fibrosità che si evidenzia lungo le eventuali crepe e, a seconda del grado di finitura, anche in superficie. Pavimenti e piastrelle in vinil-amianto: si presentano in forma di mattonelle semirigide o strisce di materiale plastico in una gamma molto estesa di colori. Il termine generico di vinil-amianto comprende anche prodotti a base di PVC (linoleum).

Perché è stato utilizzato l’amianto ?

Il massiccio impiego dei minerali di amianto è essenzialmente attribuibile alle caratteristiche instrinseche all’amianto stesso: l’incombustibilità e la discreta resistenza al calore, la buona resistenza agli aggressivi chimici, le sue proprietà di fono-assorbenza, le proprietà di isolante nei confronti dell’energia elettrica, l’attitudine ad essere filato e tessuto; l’attitudine ad essere miscelato ad altri materiali per conferire resistenza meccanica. L’Italia è stata uno dei maggiori produttori ed utilizzatori di amianto fino alla fine degli anni ’80. Dal 1991 in Italia, per effetto dell’accertata pericolosità delle fibre di amianto per la salute umana, esiste il divieto di effettuare qualunque attività produttiva . Pertanto il divieto vige nei riguardi dell’estrazione dei minerali di amianto, nonché per la produzione di manufatti e l’importazione dall’estero di prodotti che ne contengano. Fanno eccezione le attività che riguardano “bonifiche ambientali” in cui siano coinvolti materiali di amianto ( TITOLO IX – CAPO III del D.Lgs.81/08).

Prime indicazioni per lo smaltimento delle tute di amianto nel C.N.VV.F.

Purtroppo esistono ancora oggi Paesi che producono amianto. Nel solo 2007 in Cina si sono consumate 626.000 tonnellate di fibra cruda, più del doppio del secondo consumatore mondiale ovvero l’India che ha raggiunto il consumo di 280.000 tonnellate. L’unica iniziativa concreta che la Cina ha intrapreso, è stata il bando delle altre tipologie di amianto ancor più pericolose di quello bianco, ovvero quello marrone e quello blu. A Pechino non può essere inoltre utilizzato nessun tipo di asbesto nelle costruzioni, ma in tutto il resto della Cina è in ampio sviluppo l’utilizzo del crisotilo nelle nuove costruzioni.

Il quadro normativo

D.P.R. 8 agosto 1994
Atto di indirizzo e coordinamento alle regioni e alle province autonome di Trento e di Bolzano per l’adozione di piani di protezione, di decontaminazione, di smaltimento e di bonifica dell’ambiente, ai fini della difesa dai pericoli derivanti dall’amianto.

Art. 8 – Rilevazione sistematica delle situazioni di pericolo derivanti dalla presenza di amianto.

1. I piani regionali, identificando una scala di priorità, prevedono controlli periodici in relazione alle seguenti possibili situazioni di pericolo:
a) miniere di amianto dismesse; b) stabilimenti dismessi di produzione di materiali contenenti amianto; c) materiale accumulato a  seguito delle operazioni di bonifica su mezzi di trasporto vari (vagoni ferroviari, navi, barche, aerei, ecc.);d) capannoni utilizzati e/o dismessi con componenti in amianto/cemento; e) edifici e strutture dove è presente amianto spruzzato;f) impianti industriali dove è stato usato amianto per la coibentazione di tubi e serbatoi.

2. Nelle indagini riguardanti le miniere di amianto dismesse le regioni e le province autonome si avvalgono della collaborazione dei competenti uffici del Corpo delle miniere.

3. I dati e le informazioni relativi ai censimenti, alle rilevazioni e alle indagini previsti dal presente atto di indirizzo e coordinamento sono comunicati ai comandi provinciali dei vigili del fuoco territorialmente competenti, per l’acquisizione di elementi conoscitivi necessari alla predisposizione dei piani d’intervento di rispettiva competenza.

PIANO NAZIONALE AMIANTO

Linee di intervento per un’azione coordinata delle amministrazioni statali e territoriali

MINISTERO DELLA SALUTE – Marzo 2013

Macroarea tutela ambientale – Sub-Obiettivo 1

Azioni:

– E’ di tutta evidenza la necessità di completare la mappatura dell’amianto sul territorio nazionale.

A tal fine sono state predisposte nel giugno 2012 le “Linee Guida per la corretta acquisizione delle informazioni relative alla mappatura del territorio nazionale interessato dalla presenza di amianto”. Dette linee guida sono state diramate a tutte le Regioni in data 27.6.2012 per consentirne una omogenea e corretta applicazione su tutto il territorio nazionale.

– L’identificazione dei siti a maggior rischio potrà essere favorita anche con l’introduzione di nuove forme di incentivazione, anche ricorrendo ad un sistema premiante.

– Dovrà inoltre essere incoraggiato l’uso delle “Best Practices”, quali l’analisi spettrale delle immagini acquisite da aereo (solo coperture) e da satellite, già disponibili incrociate con rilievi in situ di controverifica affidati alle ARPA o ad altri uffici istituzionalmente competenti.

– L’acquisizione dati georeferenziati, potrà consentire l’incrocio con i dati catastali individuando direttamente i proprietari delle strutture (principalmente coperture) che ancora utilizzano

Cosa dice il d.lgs.81/08?

TITOLO IX – CAPO III del D.Lgs.81/08 • Articolo 246 – Campo di applicazione

1. Fermo restando quanto previsto dalla Legge 27 marzo 1992, n. 257 (Norme relative alla cessazione dell’impiego dell’amianto), le norme del presente Decreto si applicano a tutte le rimanenti attività lavorative che possono comportare, per i lavoratori, un’esposizione ad amianto, quali manutenzione, rimozione dell’amianto o dei materiali contenenti amianto, smaltimento e trattamento dei relativi rifiuti, nonché bonifica delle aree interessate.

  • Individuazione presenza di amianto;
  • Valutazione del rischio;
  • Notifica;
  • Misure igieniche;
  • Controllo dell’esposizione;
  • Valori limite;
  • ecc. ecc.

Si tenga conto dell’inapplicabilità del capo III per gli interventi di soccorso tecnico urgente.

TITOLO IX – CAPO III del D.Lgs.81/08

Art. 249 comma 2. Nei casi di esposizioni sporadiche e di debole intensità e a condizione che risulti chiaramente dalla valutazione dei rischi di cui al comma 1 che il valore limite di esposizione all’amianto non è superato nell’aria dell’ambiente di lavoro, non si applicano gli articoli 250, 251, comma 1, 259 e 260, comma 1, nelle seguenti attività:

a) brevi attività non continuative di manutenzione durante le quali il lavoro viene effettuato solo su materiali non friabili;

b) rimozione senza deterioramento di materiali non degradati in cui le fibre di amianto sono fermamente legate ad una matrice;

c) incapsulamento e confinamento di materiali contenenti amianto che si trovano in buono stato;

d) sorveglianza e controllo dell’aria e prelievo dei campioni ai fini dell’individuazione della

presenza di amianto in un determinato materiale.

Art. 249 comma 4. La Commissione consultiva permanente di cui all’articolo 6 provvede a definire orientamenti pratici per la determinazione delle esposizioni sporadiche e di debole intensità, di cui al comma 2.

Lettera circolare del 25/01/2011 prot. 15/SEGR/0001940

Esposizioni sporadiche e di debole intensità (ESEDI)

Dubbia applicabilità

Esposizioni sporadiche e di debole intensità (ESEDI)

Le attività “ESEDI”, di cui all’art. 249 comma 2 del D.Lgs. 81/2008 e s.m.i, vengono identificate nelle attività che vengono effettuate per un massimo di 60 ore l’anno, per non più di 4 ore per singolo intervento e per non più di due interventi al mese, e che corrispondono ad un livello massimo di esposizione a fibre di amianto pari a 10 F/L calcolate rispetto ad un periodo di riferimento di otto ore.

Ad esempio: meccanici, idraulici, lattonieri, elettricisti, muratori.

La Commissione consultiva permanente ha esplicitato le lavorazioni ESEDI in un apposito documento.

Le situazioni di potenziale esposizione a fibre di amianto degli operatori del CNVVF.

Sono le attività di istituto (fondamentalmente gli interventi di soccorso tecnico urgente e, in via solo residuale, gli accessi e le ulteriori attività disposte dall’Autorità Giudiziaria) che si svolgono in luoghi confinati in cui sono presenti materiali e/o manufatti contenenti amianto, caratterizzati dalla ulteriore condizione del potenziale rilascio di fibre a seguito di scenari incidentali o in ambiente esterno in presenza del potenziale rilascio di fibre.

Scenari possibili:

 Incendi o crolli di capannoni, edifici industriali, tettoie ;
 Incendi o crolli di strutture originalmente adibite a studi cinematografici ;

 Incendi di edifici con strutture in acciaio ;
 Incendi o crolli di edifici in genere ;
Incendi di centrali termiche per produzione di acqua calda o di vapore ;

 Taglio di casseforti, armadi blindati, porte tagliafuoco.

Perché può essere pericoloso l’amianto?

La pericolosità dei manufatti contenenti amianto è legata esclusivamente alla loro capacità di rilasciare fibre di ridottissime dimensioni, che se inalate possono raggiungere e concentrarsi nei bronchi, negli alveoli polmonari e nella pleura, provocando danni irreversibili ai tessuti. Le fibre di amianto considerate respirabili, e quindi anche pericolose per la salute, sono solo quelle che hanno contemporaneamente i seguenti requisiti: Lunghezza superiore o uguale a 5 micron (a tale proposito, occorre considerare che una notevole percentuale di fibre inalate è espulsa con la saliva e l’espettorazione, ed inoltre, si è accertato che le fibre di lunghezza inferiore a 5 micron sono eliminate attraverso cellule deputate alla difesa dell’organismo, i macrofagi).

  • Diametro inferiore o uguale a 3 micron (le fibre inalate il cui diametro non supera i 3 micron di diametro penetrano nelle vie respiratorie e permangono nei polmoni).
  • Rapporto lunghezza/diametro superiore o uguale a 3.

A seguito dell’inalazione di amianto si instaurano meccanismi patogenetici di natura: irritativa, degenerativa, cancerogena.

1) ASBESTOSI – Si tratta di un processo degenerativo polmonare, costituito dalla formazione di cicatrici fibrose sempre più estese che provocano un ispessimento e indurimento del tessuto polmonare

2) MESOTELIOMA PLEURICO-PERITONEALE – È un tumore maligno che può colpire le membrane sierose di rivestimento dei polmoni (pleura) e degli organi addominali (peritoneo)

Malattie che può provocare l’amianto:

3) CANCRO POLMONARE – Si verifica per esposizioni non specifiche, in cui l’abitudine al fumo è elemento determinante per l’effetto sinergico

4) ALTRE NEOPLASIE – Numerosi studi hanno evidenziato che la mortalità per tumori in genere è più alta nei lavoratori esposti alle polveri di asbesto che nella popolazione generale, e in particolare sembrano più frequenti i tumori del tratto gastro-intestinale e della laringe.

5) PLACCHE PLEURICHE – Si tratta di ispessimenti benigni del tessuto connettivo della pleura, più o meno estesi, talora calcificati.

Il Registro Nazionale dei Mesoteliomi (ReNam)

La sorveglianza epidemiologica dei casi di mesotelioma è affidata dal Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri n. 308/2002 al Registro Nazionale dei Mesoteliomi (ReNaM) istituito presso l’INAIL, Settore Ricerca – Dipartimento Medicina del Lavoro, che si struttura come un network ad articolazione regionale. Presso ogni Regione è istituito un Centro Operativo Regionale (COR) con compiti di identificazione di tutti i casi di mesotelioma incidenti nel proprio territorio e di analisi della storia professionale, residenziale e ambientale dei soggetti ammalati. Il IV Rapporto riferisce dei casi di mesotelioma rilevati dalla rete dei COR del ReNaM con una diagnosi compresa nel periodo 1993-2008. Si sono registrati in questo periodo circa 15.845 casi di mesotelioma maligno di cui circa il 69,3% presenta un’esposizione professionale ad amianto (certa, probabile, possibile). Per il mesotelioma possono trascorrere fino a 40 anni dall’inizio dell’esposizione all’insorgenza e alla diagnosi della malattia e pur essendo ampiamente accertata l’esistenza di una relazione di proporzionalità fra dose e rischio di malattia, non è possibile escludere un rischio anche a fronte di livelli bassi, discontinui e non lunghi di esposizione.

Mappa territoriale

Dalla mappa territoriale si nota che per ragioni di storia industriale, vi sono zone del territorio italiano in cui si è registrato un numero elevato di casi di mesotelioma. In particolare queste zone riguardano le aree della cantieristica navale in Liguria e Toscana (Genova, Savona, La Spezia, Livorno), dell’industria del cemento amianto in Piemonte e Puglia (Casale Monferrato e Bari), della riparazione e manutenzione dei rotabili ferroviari in Emilia-Romagna e Toscana (Reggio Emilia e Pistoia).

E NEL CORPO NAZIONALE DEI VIGILI DEL FUOCO?

Alcune sigle sindacali e testate giornalistiche hanno pubblicato il dato di 58 casi di Mesotelioma nel periodo 1993 – 2008, fornito dal terzo rapporto del Re.Na.M. Il dato è errato, in quanto è stato estrapolato dalla categoria “Vigili del fuoco ed assimilati”, dove erano ricompresi soggetti che hanno lavorato in settori industriali (cantieristica navale), servizi vigilanza privati, i vvf aziendali, guardiafuoco (servizio antincendio in ambito aeroportuale), ausiliari, e addirittura pompieri nel sistema di difesa nazionale, che poi hanno svolto professioni diverse. VERIFICA CON I C.O.R. I casi accertati nello stesso periodo sono 25.

CONCLUSIONI

Durante gli interventi di soccorso non si conosce la concentrazione effettiva di fibre di amianto nell’aria. In alcuni casi potrebbe anche superare il valore limite di esposizione previsto dal D.Lgs 81/2008, pari a 0,1 fibre per centimetro cubo di aria, misurato come media ponderata nel tempo di riferimento di otto ore. Il prelievo di campioni negli interventi di soccorso per stabilire la concentrazione di fibre di amianto nell’aria risulta molto difficile da attuare. La formazione del personale e l’utilizzo della procedura costituisce il miglior strumento di tutela della salute degli operatori del soccorso; occorre inoltre un maggior raccordo con le istituzioni preposte al censimento dei M.C.A.. La decontaminazione completa dei D.P.I. dalle fibre di amianto sembrerebbe al momento essere garantita con le procedure previste dalla procedura, sebbene ci siano molti aspetti da migliorare ed approfondire. Da ultimo occorre analizzare le informazioni su base statistica, informatizzando la scheda di acquisizione dati, Proseguire con l’attività di analisi e ricerca volta ad acquisire elementi oggettivi dal campo, indagando su nuove tecniche e materiali per la “decontaminazione” dei DPI.