Interventi con tubazioni di piccolo diametro e lance a getto cavo

di Fulvio Fanetti e Francesco Chevallard

L’argomento che si andrà a trattare nelle pagine di questo sintetico manuale, potrebbe sembrare di assoluta novità. In realtà, i vigili del fuoco italiani, in una buona parte degli incendi affrontati quotidianamente, privilegiano già l’uso di tubazioni di diametro inferiore e cioè i naspi ad alta pressione presenti su tutte le autopompe e autobotti in dotazione al Corpo Nazionale, molto pratici e di rapido impiego. È invece significativo notare come in altri paesi, sia europei che extra europei, la tubazione fissa ad alta pressione sia pressoché assente sui veicoli antincendio, rendendo così necessaria l’adozione di tattiche e procedure di intervento completamente diverse.

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Facendo qualche passo indietro, possiamo vedere che, anche in Italia, la comparsa costante dell’alta pressione sulle autopompe serbatoio o APS italiane dei naspi ad alta pressione, è iniziata solo attorno alla metà degli anni ’60. Precedentemente sui veicoli antincendio del nostro paese era diffusa unicamente la media pressione. Fu a partire da APS come il Lancia Esadelta B e l’OM Tigre M2, allestiti dalla carrozzeria Macchi di Varese, che fecero la loro comparsa pompe centrifughe in grado, per mezzo dell’apertura o chiusura di valvole, di collegare le giranti in serie o
in parallelo e di erogare acqua ad alta pressione ad un naspo posteriore e ad uno laterale, oppure a media pressione alle 4 mandate da 70 mm della pompa stessa. Questi primi 2 naspi avevano un diametro interno di 35 millimetri e portate di 450 l/min. a 22 bar. Purtroppo, in quei tempi, la lunghezza di queste tubazioni non ha mai superato i 30 metri e le lance erogatrici, non sono mai state niente più che una semplice pistola a due effetti: getto pieno o getto frazionato. Queste caratteristiche ne limitavano l’impiego all’attacco di incendi a breve distanza dal veicolo.
Questa filosofia costruttiva dei veicoli, ha avuto poche modifiche durante i decenni successivi, tra cui l’eliminazione del naspo AP laterale, per far posto alla comparsa di una mandata laterale con raccordatura gas, da collegare a un’unica tubazione flessibile da 38 mm e 20 metri di lunghezza collegare a un’unica tubazione flessibile da 38 mm e 20 metri di lunghezza (APS BARIBBI OM 79-13), dispositivi che rimasero praticamente sempre inutilizzati nell’attività di soccorso. Solo a metà degli anni ’90, l’entrata in servizio delle prime APS IVECO EuroFire 150-27, allestite finalmente con una filosofia e uno studio pompieristici, ecco un nuovo impianto fisso antincendio dotato di un naspo AP posteriore da 60 metri e di un altro laterale, di diametro leggermente inferiore lungo ben 80 metri ma, tutti e due, ancora equipaggiati con le vecchie lance erogatrici a mitra a due effetti. La considerevolmente aumentata lunghezza delle tubazioni ad alta pressione, consentiva di poter cominciare a modificare le abitudini di attacco all’incendio, pensando a tecniche di attacco più rapide e semplici, anche a notevole distanza dal mezzo, con ridotti consumi di acqua estinguente e conseguente riduzione degli effetti collaterali causati dal suo massiccio impiego.
Si sono però dovuti aspettare gli anni 2000, per vedere le prime macchine che, oltre ad essere dotate di naspi di lunghezza adeguata, montassero finalmente delle lance a getto cavo nella parte terminale delle tubazioni AP.
Da notare, nelle ultime forniture di automezzi per il Corpo Nazionale (2017 ABP BAI – MAN), la comparsa di tubazioni semirigide tessili conformi alla UNI EN 1947, anche sulle mandate alta pressione.

Partendo quindi dal presupposto che l’impiego di tubazioni di piccolo diametro, leggere, facilmente gestibili e di rapido impiego, è una pratica diffusa per i vigili del fuoco italiani, questo testo approfondirà l’argomento, ponendo l’attenzione su una serie di risultati e di dati raccolti nel corso di prove pratiche di spegnimento di diverse tipologie d’incendio, utilizzando tubazioni flessibili a media e alta pressione da 25 millimetri, con lance a getto cavo, a portata variabile, dello stesso diametro.
L’obiettivo è quello di cercare di dare un valido supporto tecnico scientifico, sia alla formazione di base del vigile del fuoco, che un aiuto al capo squadra che deve scegliere la miglior tattica e la migliore attrezzatura con cui affrontare le diverse tipologie d’incendio.