La respirazione ideale per il vigile del fuoco in intervento.

dal blog CFBT-IT.ORG di Luca Parisi

Quando si parla di respirazione nell’ambito dell’antincendio non è facile reperire le giuste informazioni. Si trovano facilmente indicazioni generiche, ma con il difetto di non essere specifiche alle attività di soccorso. Questo perché respirare con un APVR non è la stessa cosa. Vi sono delle sostanziali differenze che modificano alcune risposte fisiche dell’utilizzatore, il quale, di conseguenza, deve assolutamente modificare il proprio atteggiamento, il proprio modo di respirare.

Alcune tra le principali differenze:

  • Una riserva d’aria limitata. Le bombole ci forniscono una specifica quantità d’aria che, destinata ad esaurirsi, va sfruttata e non sprecata;
  • Un aumento del dispendio energetico di circa il 33%. Sykes[i], prendendo in esame gli effetti combinati di autorespiratore e DPI EN 469, ha riscontrato un aumento del dispendio energetico di circa il 33%;
  • Un aumento del consumo di ossigeno, del battito e del consumo di aria. Borghols et al[ii] hanno esaminato l’impatto sulla funzione cardio-respiratoria nel trasportare carichi pesanti sulla schiena. Questo studio ha monitorato il consumo di O2, la frequenza cardiaca e la ventilazione polmonare. Gli autori hanno riferito che a riposo e da fermi, si sono riscontrate variazioni minime. Molto diversi i risultati durante la camminata o salite sulla scala. Per ogni kg di massa trasportato si è potuto determinare un aumento di:
    • 0,03 l.min nel consumo di O2;
    • 1 b.min nella Frequenza Cardiaca (FC);
    • 0,6 l.min nel Ventilazione polmonare (VE).

Si tenga conto che la somma del peso dei DPI e dell’APVR può arrivare a 25 kg (NdR).

Bastano questi tre punti per farci comprendere quanto sia importante imparare la giusta tecnica di respirazione da impiegare quando utilizziamo l’autorespiratore in modo da sfruttare ogni singolo litro di aria contenuto nella bombola e non facendola semplicemente “passare” attraverso la valvola di esalazione della maschera.

Assodato quindi che dobbiamo tenere in considerazione le differenze, rispondiamo ad una domanda fondamentale: perché dobbiamo respirare?

Si deve respirare per fornire costantemente uno dei reagenti della reazione che è alla base della vita: la respirazione cellulare.

Attività fisica con “training mask”.

Respirazione

Per respirazione, fisiologicamente parlando, si intende sia la respirazione esterna che la respirazione interna (o cellulare).

La respirazione esterna è il processo deputato a conservare il giusto rapporto tra ossigeno (O2) e anidride carbonica (C02) all’interno delle cellule.

La respirazione cellulare serve per trasformare in energia le sostanze nutritive.

Per trasformare l’energia delle sostanze nutritive, le cellule utilizzano la respirazione cellulare. La respirazione cellulare è un processo esotermico di ossidoriduzione che consta di una catena di reazioni.

La produzione di energia richiede un rifornimento continuo di ossigeno e genera anidride carbonica.

 

L’importanza della CO2

Un livello elevato di CO2 segnala un aumento dell’attività cellulare e quindi un maggior fabbisogno di ossigeno.

Ecco quindi che si intensifica il ritmo e la profondità del respiro.

Spesso i nostri ricettori hanno una soglia di tolleranza nei confronti della concentrazione di CO2 molto bassa e di conseguenza diminuisce l’efficienza negli scambi di ossigeno – anidride carbonica!

Una volta introdotto l’ossigeno nei polmoni, lo stesso deve passare al sangue e in seguito assimilato dalle cellule dei tessuti dei vari organi.

La presenza di CO2 favorisce la cessione dell’ossigeno dall’emoglobina alle cellule dei tessuti.[iii]

La carenza di anidride carbonica (che la nostra bassa soglia di tolleranza ci ha indotto ad eliminare velocemente) impedisce il corretto passaggio dell’ossigeno ai nostri tessuti.

L’anidride carbonica non è quindi soltanto un prodotto di scarto ma risulta essenziale per consentire il passaggio dell’ossigeno dal sangue alle cellule.

Quali sono le situazioni che ingenerano i comportamenti più virtuosi?

  1. Avere un’alta soglia di tollerabilità della CO2;
  2. Attivare il centro respiratorio in maniera tale che, scaricando la CO2 in eccesso, esso riduca la frequenza respiratoria.

La cosa sembra impossibile da ottenere. L’efficienza maggiore si ha quando il nostro organismo sopporta elevati livelli di CO2. Cosa che favorisce la cessione di ossigeno dal sangue ai tessuti. Al tempo stesso però si dovrebbe favorire la fase di espirazione per scaricare la CO2 prodotta al fine di ridurre la frequenza respiratoria.

Quale è la situazione nella quale invece è più svantaggiosa?

  1. Bassa soglia di tollerabilità alla CO2;
  2. Iperventilazione spinta generata dalla preponderanza dell’inspirazione sull’espirazione.

Cosa comporta questo?

Si ingenera una reazione a catena che fa sì che si elimini la CO2 prima che raggiunga i valori ottimali.

Durante l’intervento con gli autorespiratori, se questo circolo non viene interrotto, porta a “buttare via” tutta la riserva d’aria a disposizione.

Questo è un aspetto da tenere nella giusta considerazione. Significa che in caso di uno sforzo che comporta un aumento degli atti respiratori, per ridurre la frequenza bisogna agire sulla profondità e l’efficacia della fase di espirazione.

Più O2 per compiere il lavoro, scarsa tollerabilità alla CO2 = iperventilazione.

Ma cosa significa “iperventilare”? Più che “respirare troppo”, significa respirare in modo non adeguato ed eccessivo rispetto alle esigenze dell’organismo. Una respirazione adeguata durante l’attività fisica, (durante l’attività fisica l’organismo produce quantità di CO2, che deve essere in parte eliminata) è invece eccessiva e dannosa se non si sta compiendo un’attività intensa (per i vigili potrebbe essere al momento della ricezione dell’allarme). In questo caso l’organismo reagisce, in base ad un istinto primordiale, (la cosiddetta risposta fight or fly) come se si fosse in presenza di un pericolo che richiederà un’intensa attività fisica e che scatena l’impulso a respirare molto in previsione di un attività che invece non avviene, perché magari si tratta di un falso allarme. Il frequente ripetersi di questi episodi di stress quotidiano porta allo sfasamento del ritmo respiratorio, che diviene in permanenza, anche quando si dorme, un po’ più intenso del necessario.

Attività ginnica con APVR per imparare a respirare sotto sforzo e intensa attività fisica.

Tecniche di respirazione conservative dell’aria

Appurato quindi che, per la nostra salute e per la nostra e altrui sicurezza, quando si usa un APVR si deve ottimizzare la respirazione, ecco le tecniche da utilizzare (in base alla mia esperienza di formatore e vigile) in funzione dell’impegno fisico e dello scenario operativo che dovremo affrontare:

1. Naso in – naso out. La respirazione che permette di massimizzare l’efficienza respiratoria.

Consiste in:

  • Inspirare normalmente con il naso;
  • Espirare normalmente con il naso.

Inspirazione dal naso. Favorisce:

  1. Aumento del tasso di umidità dell’aria;
  2. Aumento della temperatura dell’aria;
  3. Favorisce la respirazione diaframmatica. L’uso del diaframma a sua volta consente:
    1. Una respirazione più profonda andando ad interessare la parte più vascolarizzata dei bronchi;
    2. Richiede meno energia. Il movimento del diaframma non sposta altre parti del corpo al contrario della respirazione toracica (spostamento all’esterno del torace e verso l’alto della testa);
    3. Riduce le possibilità di entrare in affanno. L’affanno è il pericolo maggiore per quanti utilizzano gli APVR;
    4. Favorisce una respirazione più capiente. Che comporta diminuzione del ritmo cardiaco e aumento della resistenza all’affaticamento, aspetto importante durante nell’interventistica;
    5. Porta una maggiore quantità di sangue agli organi inferiori.

Espirazione con il naso. Favorisce:

  1. Riduzione della quantità di CO2 dispersa per effetto dell’espirazione;
  2. Riduce la quantità dispersione di acqua. A causa del DPI antincendio il sudore prodotto dal nostro corpo non può evaporare, rendendo inefficiente la termoregolazione. È indispensabile mantenere elevati livelli di idratazione dell’organismo. Espirando con il naso si dimezza la quantità d’acqua espirato rispetto a quanto avviene con la bocca.

Adottare sempre questo sistema permette di raggiungere due obbiettivi diversi:

  • Obbiettivo a breve termine. È la tecnica che permette il massimo dell’efficienza in termini di consumo di aria e produzione energetica;
  • Obbiettivo a medio-lungo termine. Abitua l’organismo a sopportare livelli più elevati di CO2. Un po’ alla volta quindi si sposta verso l’alto l’asticella del livello di CO2

Nel momento in cui non è più sostenibile respirare utilizzando il solo naso si hanno due possibili scelte. La prima è quella di ridurre il carico di lavoro. Molto spesso sarebbe sufficiente semplicemente rallentare un po’ mantenendo livelli elevati di efficienza respiratoria. Qualora questo non fosse possibile si può cambiare metodologia di respirazione.

2. Naso in-bocca out. Conosciuta come R-EBT. Questa tecnica è stata sviluppata da KEVIN J. REILLY[iv];

R-ebt sta per: Reilly Emergency Breathing Tecnique.

Essa consiste in:

  • Inspirare normalmente con il naso;
  • Espirare con la bocca, parzializzando l’apertura e prolungando l’espirazione;

Come si può notare non è richiesto nulla di complicato. La particolarità consiste nell’inspirare con il naso ed espirare con la bocca. Con la parzializzazione dell’apertura della bocca si prolunga la fase di scarico.

I vantaggi dell’inspirazione con il naso sono i medesimi della tecnica precedente. Mentre utilizzare l’apertura della bocca per espirare permette di abbassare il livello di CO2. Livello elevato che obbliga il nostro organismo ad aumentare la frequenza degli atti respiratori.

Quindi in risposta ad un carico di lavoro maggiore che non consente di mantenere il profilo di respirazione ottimale, naso-naso, si può rispondere aumentando la durata della fase di scarico utilizzando la bocca.

3. Naso in bocca out in emergenza. Skip breathing.

Essa consiste in:

  • Inspirare normalmente con il naso;
  • Effettuare una piccola pausa (non deve essere stressante);
  • Inspirare normalmente con il naso;
  • Effettuare una piccola pausa (non deve essere stressante);
  • Espirare con la bocca, parzializzando l’apertura e prolungando l’espirazione

Deve essere chiaro che può essere utilizzata solo in caso d’emergenza. Deve essere “l’estrema ratio”.

Consiste nell’inspirare e trattenere il respiro. Quando si sente il bisogno di espirare, si prende un respiro supplementare e poi si espira lentamente. Dopo aver esalato, si deve trattenere di nuovo il respiro fino a quando non si ha bisogno di respirare. Tuttavia non si deve trattenere il respiro fino a provare disagio. La durata della pausa varia da persona a persona.

Ci si può chiedere: “Perché non utilizzare questa tecnica ogni volta che si usa un autorespiratore?” Perché il solo e unico scopo di questa tecnica, è quello di essere uno “strumento salvavita”, non un metodo per migliorare le prestazioni di lavoro. Anche se la tecnica è relativamente semplice, la concentrazione mentale necessaria è notevole.

Conclusioni

La conoscenza e la consapevolezza delle specificità di un intervento con gli APVR sono la miglior arma a disposizione di un vigile del fuoco. Le competenze da sapere e da sperimentare in tempo di pace non sono molte. L’improvvisazione non deve essere una scelta ma solo la conseguenza dell’accadimento di un evento imponderabile.

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[i] Sykes K (1993). Comparison of conventional and light BA cylinders. Fire International 140, Sept, 23-24;

[ii] Borghols EAM, Dresen MHW, Hollander AP (1978). Influence of heavy weight carrying on the respiratory system during exercise. EurJAppl Physiol 38:161-169

[iii] http://www.pathwaymedicine.org/bohr-effect

[iv] http://www.fireengineering.com/articles/print/volume-161/issue-4/features/rethinking-emergency-air-management-the-reilly-emergency-breathing-technique.html