L’intervento a Notre Dame: prevenzione, formazione e strategia.

di Valentino Graiff

Che impressione ti ha fatto l’incendio di Notre Dame?

Abbiamo seguito con apprensione le immagini del rogo alla Cattedrale, sperando che non ci fossero colleghi coinvolti da crolli o cadute accidentali di materiale dall’alto. Per fortuna si è registrato solo un ferito nonostante le difficili operazioni intraprese per riuscire a mettere la situazione sotto controllo e salvare il salvabile.

L’operazione è riuscita?

A mio parere, il lavoro è riuscito in maniera egregia, salvando penso molto più di quanto si potesse pensare.

Cosa ha generato una crescita così rapida dell’incendio?

In realtà non ci sono state “sorprese”. Come si è visto dalle immagini, il fuoco, anche questa volta, si è comportato in modo regolare, molto rapido e violento, percorrendo il suo percorso naturale dato dalla presenza importante di legni secchi ed in posizione ottimale (falda triangolare del tetto ndr) per lo sviluppo rapido e veloce della combustione.

Il tetto poteva essere salvato?

Possiamo dire che quando vengono coinvolte queste coperture già dall’inizio si può considerare persa completamente la copertura, salvo la presenza di muratura divisoria dove concentrarsi per fermare appunto la propagazione. Siccome a Notre Dame questo non c’era, si è data per persa la copertura, per cui la strategia è quella di azioni di blocco e protezione delle strutture adiacenti ancora difendibili, come per altro è stato fatto. Questo tipo di combustione che si sviluppa in altezza nella parte iniziale dell’evento non crea grossi danni alla parte sottostante, proprio perchè l’energia quasi totale (circa il 70%) si sprigiona verso l’alto, e solo un 10% agisce verso il basso.

Quindi questo cosa vuol dire da un punto di vista strategico?

Che è importante che la parte leggera della copertura bruci rapidamente in maniera tale da scaricare via la massa enorme di energia. Successivamente, si opera con azioni difensive, rivolte verso le parti ancora non interessate dal fuoco. Con azioni precise sulle travature portanti, si cerca di ritardare il crollo delle stesse. E’ necessario lasciarle bruciare, in maniera che sia la parte incendiata che il peso stesso siano minori quando cadranno sulla volta. Meno materiale cadrà sulla volta, meno peso e meno incendio avremo a livello della volta stessa, e questo con pochissima acqua potrà essere raffreddato e poi spento.

E’ come una partita a scacchi con il fuoco.

Questa importante azione di raffreddamento delle travature portanti va fatta con cognizione e sapientemente valutata, proprio per ritardare il più possibile il crollo delle travature, ed inoltre impedire che il collasso invece di avvenire verso l’interno a causa del consumo uniforme della struttura portante, avvenga parzialmente ed in una direzione, magari spingendo le murature e facendole crollare. Come abbiamo potuto vedere dopo il grosso dello sviluppo, si sono intensificate le operazioni di messa sotto controllo e poi spegnimento, sia all’interno dove una parte è crollata, che proprio sul tetto, operando con poca acqua per non produrre ulteriori danni alle strutture e vetrate.

Lei parla di un lavoro mirato, mentre qualcuno si chiedeva perchè non si sia intervenuti con i mezzi aerei.

Per quanto riguarda l’intervento aereo ci sono alcuni punti da prendere in considerazione: il primo è che qualunque azione deve essere richiesta, coordinata e gestita dal ROS (Responsabile delle Operazioni di Soccorso), non è possibile l’intervento del Canader e meno ancora del Sirkowsky S-64 con 9600 lt di acqua, che se utilizzati possono creare problemi alla struttura. Prima di un intervento del genere va sgomberata l’area dai pompieri presenti onde evitare di rimanere colpiti da eventuali crolli, e quindi andrebbero sospese le operazioni in atto. Ma tutto questo è impensabile. Quindi l’unica operazione plausibile ed accettabile sarebbe un intervento mirato in un punto preciso con estinguenti idonei e sotto la gestione del Responsabile di Settore per ridurre l’intensità in quel punto ben preciso.

C’è tanto da imparare in termini di strategia.

Non è pensabile avere qualcuno che scarica acqua a caso, dove non si sa e perchè non si sa, con gli operatori sotto e con la possibilità di far crollare strutture che intanto si stanno consumando prima di cadere sulle volte.
Anche in questo caso abbiamo potuto vedere che chi operava era completamente protetto con tutti i Dispositivi di Protezione Individuale, che c’era una catena di Comando e Controllo visibile anche per chi non è del mestiere, che anche i comunicati stampa dati direttamente dai vari responsabili a cadenze precise, hanno permesso che tutti avessero la stessa visione e conoscenza di quanto stava succedendo.

La Francia ha perso un patrimonio importante. Secondo lei cosa

Un grande patrimonio è andato perso, non solo per i Francesi ma anche per tutti noi. Queste cose purtroppo succedono, sono successe anche da noi, fanno scalpore per qualche giorno e poi si ritorna come prima. Non riusciamo a trarre utili insegnamenti, a produrre valutazioni diverse anche da noi, dove abbiamo moltissime situazioni simili se non peggiori dal punto di vista “antincendio”.

Cosa cambierà in Italia? In Europa? Si faranno ancora regole, molti documenti scritti, magari altri piani di emergenza, ma se poi non daremo il giusto seguito a quello che la prevenzione può dare con azioni di protezione, magari riducendo certi compartimenti, dividendo certe strutture con dei muri, proprio per impedire il regolare cammino del fuoco, poco cambierà. Come pure poco cambierà se nemmeno dopo queste sciagure avremo ancora i nostri vigili del fuoco sprovvisti di estinguenti corretti, di attrezzature utili e necessarie per poter essere ancora più incisivi nella difesa contro il fuoco. Qui si parla di lance, termocamere, manichette, ecc, ma soprattutto di un sistema interventistico che dia una diversa capacità operativa ad ogni pompiere, accompagnata da un Sistema di Comando all’altezza con i tempi.

Quindi unire due mondi ancora distanti: la progettazione di edifici e l’aspetto interventistico dei vigili del fuoco.

Qui serve veramente riprogettare un percorso che sia ottimale come operativo interventistico, ma anche dal punto di vista della prevenzione, e degli addetti antincendio, che sempre più spesso vediamo all’interno di strutture e centri commerciali, che non sono vigili del fuoco, però vengono considerati tali e questo può provocare qualche problema di sopra valutazione della sicurezza.

Come possiamo migliorare?

Dobbiamo interrogarci e chiederci: che idea ci siamo fatti e cosa pensiamo che noi possiamo migliorare alla luce di un evento simile? Come possiamo da subito cambiare qualche nostro comportamento? Come possiamo migliorare il sistema di Comando per far si che su un intervento anche se ci sono diversi corpi si riesca ad operare come se vi fosse una sola squadra? Riuscire a lavorare come un ingranaggio, ad operare per raggiungere l’obbiettivo deciso dalla strategia. Già questi ragionamenti e valutazioni ci darebbero qualche risposta in più, e di sicuro domani saremmo meglio di oggi.