Liquidi schiumogeni: devo sostituire il mio stock attuale?

di Elena Lamperti

In considerazione dei numerosi sviluppi normativi, di cui abbiamo già parlato in un precedente articolo, potrebbe valer la pena considerare un’eventuale sostituzione dello schiumogeno attualmente in magazzino. Per eseguire questa valutazione correttamente, può essere utile porsi le seguenti domande:

  1. Abbiamo la certezza che il nostro prodotto AFFF non sia formulato con PFOS? Se il nostro stock di AFFF è precedente all’anno 2000, è necessario assicurarsi che non contenga PFOS facendo effettuare un’analisi specifica del tipo di composti fluorurati contenuti. In caso positivo, è necessaria la sostituzione.
  2. Il prodotto che abbiamo a stock sta mantenendo le proprietà iniziali? Abbiamo mai fatto delle analisi dall’acquisto? Alcuni schiumogeni risentono dell’età e perdono efficacia nel tempo. E’ consigliabile effettuare un controllo periodico del prodotto.
  3. Il prodotto che abbiamo acquistato è certificato secondo la normativa EN-1568 con la classificazione che desideriamo? Lo standard EN 1568:2008 è la normativa europea di riferimento ma dobbiamo conoscere sia la classificazione del prodotto su idrocarburi (EN-1568-3:2008) che su liquidi polari (EN-1568-4:2008). A seconda della loro classificazione, dobbiamo valutare se la nostra tecnica è appropriata per il tipo di prodotto che abbiamo.
  4. Il prodotto deve essere conforme ad altri standard di riferimento per i nostri rischi? Se il prodotto dovrà essere usato per alcuni rischi particolari quali l’estinzione dei serbatoi di stoccaggio petroliferi, negli aeroporti, ecc. dove esistono una legislazione e normative specifiche è consigliata la conferma del fornitore della conformità del nostro prodotto con gli standard corrispondenti.
  5. La concentrazione di utilizzo del nostro prodotto è la più appropriata per i nostri interessi? Gli schiumogeni si sono evoluti verso una continua riduzione della percentuale di utilizzo, dal convenzionale 6% al più attuale 0,5%. In alcuni casi, essi hanno una sola percentuale di miscelazione sia per idrocarburi che per i solventi polari (1%, 3% o 6%), ma in altri casi il dosaggio varia a seconda del tipo di carburante (0.5% x 1%, 1% x 3%, 3% x 6%). Nel caso in cui il rischio sia rappresentato sia da idrocarburi che liquidi polari, l’opzione più conveniente è il singolo dosaggio, dal momento che evita errori e confusione al momento dell’intervento, soprattutto per i Vigili del Fuoco che possono intervenire in tempi e con modalità diverse.
  6. Il nostro prodotto è efficace contro tutti i combustibili/rischi che dobbiamo affrontare? La maggior parte delle normative utilizzano l’eptano come carburante di riferimento per gli idrocarburi e acetone e alcol isopropilico per i liquidi polari. Inoltre usano solitamente lance aspirate (tranne l’UL-162). In questo modo è possibile confrontare l’efficacia dei diversi prodotti in condizioni costanti. Tuttavia è più probabile che gli incendi reali abbiano origine da altri combustibili quali gasolio, benzina, cherosene, etanolo, metanolo, incluse le loro miscele e dobbiamo essere sicuri che lo schiumogeno sia in grado di estinguere e proteggere efficacemente ogni combustibile con il tipo di attrezzatura che abbiamo.
  7. Lo schiumogeno che abbiamo è adatto alle nostre attrezzature? Dobbiamo conoscere qual’è il reale funzionamento del nostro schiumogeno con le nostre attrezzature. In primo luogo dobbiamo verificare che il sistema di dosaggio sia adatto per il tipo di prodotto che stiamo per usare, soprattutto con prodotti pseudoplastici come gli AFFF-AR e i prodotti senza fluorurati, che hanno un’alta viscosità e possono avere problemi ad essere dosati a basse temperature. Inoltre è importante conoscere la capacità schiumogena con il generatore che abbiamo a disposizione, ovvero a bassa, media o alta espansione.