Nanno (TN): quando l’incendio di solidi, diventa incendio di liquidi.

di Valentino Graiff

Il 10 settembre 2000, alle ore 5:18, la sala operativa dei vigili del fuoco di Trento riceve una chiamata dal magazzino dove ha sede la UNIFRUTTA Scarl. Oltre 20mila cassoni in plastica sono in fiamme.  Il magazzino coinvolto, infatti, ha come destinazione d’uso lo stoccaggio di frutta, ma all’esterno, nel piazzale antistante, sono posizionati migliaia di cassoni in plastica utili al contenimento del prodotto.

L’intervento è particolarmente complesso, poiché la plastica fonde rapidamente trasformandosi in un fiume incandescente: è un incendio di solidi che va trasformandosi in un incendio di liquidi.

Sul posto intervengono oltre 100 vigili del fuoco dai corpi volontari dei paesi limitrofi e del Corpo Permanente di Trento.

Lo scenario che si presenta agli occhi degli uomini intervenuti è più unico che raro: gli effetti dell’incendio ostacolano in tutti i modi le operazioni di spegnimento, finanche nel posizionamento dei mezzi.

  • scioglimento della catasta di cassoni in plastica (dimensioni indicative della catasta: larghezza per 80 cassoni, profondità di circa 20 cassoni ed altezza di circa 14 cassoni) sul piazzale e nei fondi agricoli circostanti;
  • danneggiamento delle vicine colture di frutta;
  • danneggiamento copertura in asfalto del piazzale;
  • riversamento della plastica fusa nelle reti di raccolta e scarico delle acque meteoriche fino all’ostruzione completa;
  • parziale danneggiamento del rivestimento esterno e della lattoneria della struttura principale dello stabilimento;
  • danneggiamento di n. 2 porte carrabili esterne della parete est;
  • distruzione della recinzione metallica nella zona d’incendio.

Il calore sprigionato dalla potenza termica dell’incendio è talmente elevato, da incendiare cumuli di materiale anche a 20 metri di distanza dall’incendio.

In incendi di queste dimensioni e tipologia, la cosa importante fin dall’inizio è la scelta della corretta strategia che non deve essere rivolta allo spegnimento, ma innanzitutto al blocco e al contenimento delle fiamme.

Intanto i problemi si moltiplicano: a causa di lavori in corso in situ l’acqua non arriva agli idranti, mentre la plastica fusa comincia a scorrere come lava lungo la campagna e la strada, evento che va previsto e preso in considerazione da subito. L’incendio procede insesorabile, sfruttando la colata di plastica fusa si muove al di sotto della catasta incendiando tutto ciò che incontra lungo il cammino.

Intanto nella parte nord dove si stava operando per lo spegnimento dei cassoni, il cambio di strategia ha permesso di intervenire con alcune mandate da 70 mm direttamente sopra i portoni bloccando il calore radiante e salvando la struttura.

All’interno, la presenza di portoni in sandwich di lamiera e lana di roccia ha garantito una certa resistenza al fuoco, compartimentando i materiali all’interno, che hanno però comunque risentito in parte del calore. Il carico d’incendio interno – aggravato dalla presenza di grandi quantità di cassette in legno leggero. Queste ultime all’ingresso dei vigili erano già annerite e vicine alla loro temperatura d’ignizione. Solo l’intervento tempestivo degli operatori ne ha evitato l’innesco.

L’intervento si è concluso intorno alle 6:10. Il fumo nero e denso da combustione di idrocarburi è rimasto in quota per diverse ore prima di disperdersi a fondo valle. Il successo del lavoro svolto è dovuto alla scelta della strategia difensiva, optando per attacchi mirati, coadiuvati da una struttura sufficientemente resistente al fuoco e da una leggera brezza contraria all’avanzamento delle fiamme.

Alla presentazione fatta ai vari responsabili di Melinda dell’incendio di Nanno, abbiamo anche esposto i rischi per un’altra struttura (vd. Foto) in caso di incendio dei cassoni esterni. Pochi mesi dopo da ignoti sono stati incendiati i cassoni ed il fuoco ha avuto esattamente il comportamento da noi esposto, in quanto la struttura esterna era realizzata in maniera diversa dalla precedente.