Non sono i piromani la causa dei grandi incendi forestali

di Giuseppe Mariano Delogu

E’ frequente leggere sulle notizie di stampa titoli relativi allo svilupparsi di un incendio (di qualsiasi entità, purchè sia rilevante per l’opinione pubblica)

“L’incendio è di sicura origine dolosa.”

E’ un ripetersi continuo di questa litania, quasi servisse a rassicurare la pubblica coscienza che solo atti criminali – estranei al nostro ben pensare – possono generare tali mostruosità.

La realtà è ben più complessa, e forse sarebbe il caso di interrogarci non solo sulle cause di ignizione – pur importanti, come da tempo sono state identificate dalle investigazioni in Sardegna a cura del CFVA – ma soprattutto sulle cause della “propagazione” cioè i motivi per cui un focolaio anche non pericoloso in origine possa dilagare come sta succedendo in queste ore vicino Tarragona.

Un recente articolo spagnolo richiama le conclusioni di un lavoro di ricercatori australiani e spagnoli sugli elementi concomitanti e in sequenza che danno origine alla propagazione dei grandi incendi forestali.

Quello successo a Tarragona (sarebbero infatti le fermentazioni di un cumulo di letame di gallina ad aver innescato l’incendio) si può ripetere tante volte con altrettante banali cause di ignizione: mietitrebbie, decespugliatori, linee elettriche, freni sulle rotaie, barbecue, cicche, marmitte catalitiche e altri fattori che obiettivamente non si possono escludere in ambienti antropizzati.

Ciò che fa scattare il problema “incendio” come elemento di preoccupazione è l’accumulo del combustibile e il suo disseccamento, cioè il sommarsi di situazioni che hanno una durata temporale lunga (alcuni anni, spesso oltre i 30-40) come l’accumulo causato dall’abbandono delle campagne e dei boschi non gestiti e situazioni stagionali atipiche, come l’arrivo di onde di calore meridionali che possono agire sui materiali morti (accumulati al suolo) rendendoli disponibili alle fiamme.

Nella foto un agente del GAUF – CFVA Regione Sardegna

In questo quadro, l’ignizione è un fatto istantaneo, spesso colposo o accidentale, che opera però in un contesto predisponente di anni, scatenando l’inferno.

Pretendere di agire sempre e comunque con un intervento contundente e rapido (lo sappiamo fare benissimo, con le dotazioni e i numeri di uomini impegnati ogni anno) non risolve il problema di quei 3-5 giorni terribili in cui si sviluppano simultaneamente decine di incendi (e non sono quasi mai i piromani a scatenarli!) che sfuggono alla capacità di controllo della migliore struttura di attacco.

Questi incendi andrebbero spenti 30 anni prima della loro insorgenza. Per questo occorre passare alla idea della “Prevenzione civile” come chiave di cambiamento.