Padronanza di sé in emergenza

di Marcello Gatto

Gestire un’emergenza a prescindere dalla sua entità espone il soccorritore ad un periodo di stress più o meno prolungato a seconda dello scenario in cui il soggetto è coinvolto. La scoperta che più colpisce, fra quelle emerse dallo studio del cervello delle persone sotto stress – come gli uomini del F.D.N.Y. dopo gli attentati dell’11 settembre o della London Fire Brigade dopo l’incendio alla Grenfell Tower- dimostra che i centri emotivi del cervello possono operare in modi che mettono a rischio il funzionamento di quelli esecutivi.

Gli uomini del Fire Department di New York mostrarono una straordinaria resilienza nel non cedere psicologicamente e nel riorganizzarsi durante le diverse fasi dell’emergenza (attacco, incendio, crolli).

Il nostro cervello è strutturato in zone specifiche che lavorano per un obbiettivo preciso. L’area subito dietro la fronte (prefrontale) è la sede della “memoria del lavoro”, ossia la capacità di prestare attenzione e tenere a mente qualsiasi informazione sia rilevante in un particolare momento. La memoria di lavoro è vitale ai fini della comprensione, dell’interpretazione, della pianificazione, dell’attività decisionale, del ragionamento e dell’apprendimento.

Quando la mente è tranquilla, la memoria lavoro funziona in modo ottimale. Ma nel momento in cui c’è un’emergenza, il cervello viene commutato in una modalità autoprotettiva che sequestra risorse alla memoria lavoro, e le dirotta ad altri siti al fine di mantenere i sensi in uno stato di iperallerta – un atteggiamento mentale, questo, specificamente mirato alla sopravvivenza.

A Teheran il 19 gennaio 2017 parte di un grattacielo collassò sui vigili del fuoco intenti allo spegnimento dell’incendio. Ad intervento ancora in corso molti giovani pompieri furono presi da panico e isteria, reazione umanamente comprensibile ma molto pericolosa nelle situazioni di emergenza.

Nella fase di emergenza, il cervello ricorre a routine e a reazioni semplici e molto famigliari, mettendo da parte il pensiero complesso, l’intuizione creativa e la pianificazione a lungo termine. Il centro dell’attenzione diventa l’urgenza del presente.

Sebbene questo circuito per fronteggiare le emergenze si sia evoluto milioni di anni fa, oggi noi sperimentiamo la sua attivazione sotto forma di emozioni che ci turbano: preoccupazioni, ondate d’ansia, panico, frustrazione, irritazione, collera e rabbia.

Gli ormoni che secerniamo in condizioni di stress – principalmente cortisolo – rimangono nell’organismo per ore, e ogni successivo incidente tale da turbarci non fa che aumentare il loro livello.

Fra i loro effetti, gli ormoni dello stress hanno anche un impatto sul flusso ematico. Mentre la frequenza cardiaca aumenta, il sangue viene dirottato dai centri cognitivi superiori ad altri già essenziali per la mobilitazione dell’organismo in condizioni di emergenza. Le funzioni fisiologiche meno rilevanti vengono rallentate e la frequenza cardiaca aumenta per preparare l’organismo a confrontarsi con il pericolo o a fuggire. Entra in azione una strategia di sopravvivenza primitiva: potenziare i sensi, smorzare l’intelletto e ricorrere alle azioni più famigliari a lungo ripetute (magari in addestramento).

L’addestramento rende famigliari – e quindi attuabili – dei comportamenti che possono salvare la vita del soccorritore.

Quando i livelli di cortisolo sono più alti, le persone compiono più errori, sono più distratte e non riescono più a ricordare bene nemmeno le cose che hanno visto di recente. Pensieri irrilevanti si insinuano con invadenza, e l’elaborazione dell’informazione diventa più difficile. Lo stress acuto può renderci momentaneamente inetti.

Come gestire tutto ciò?

E’ comprensibile quanto sia fondamentale l’addestramento continuo per fronteggiare simili meccanismi del cervello, facendo diventare “routine” o “reazioni famigliari” le azioni necessarie allo svolgimento di un intervento – che sicuramente non possiamo sperare di improvvisare.

BIBLIOGRAFIA:

  • Lavorare con intelligenza emotiva, Daniel Goleman, BUR
  • Psicologia generale, Tessa Marzi, McGraw Hill
  • Il disturbo post traumatico complesso, Mariagnese Cheli, Franco Angeli