Prevenire il cancro: il lavaggio post intervento dei DPI.

Secondo una ricerca del Ministero della  Salute Statunitense, i vigili del fuoco, hanno una incidenza di contrarre il cancro 4 volte superiore rispetto alla popolazione in generale.
Tra le cause vi sono:
– il mancato uso corretto dei dpi,
– la forte esposizione ad ambienti contaminati da polveri, fumi e gas,
– la mancanza di pulizia delle tenute da intervento.
Quest’ultimo è un problema che si pone a livello internazionale, con diverse amministrazioni che cominciano a prendere provvedimenti, predisponendo procedure che obblighino a svolgere l’attività di lavaggio post-intervento del vestiario e delle attrezzature.

Un modo per ridurre l’esposizione ad agenti cancerogeni, dunque, consiste nel lavare i dispositivi di protezione individuale dopo gli interventi.

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Come ben sappiamo la protezione da incendio – quindi cappotta e pantaloni – dovrebbe essere utilizzata esclusivamente per le situazioni in cui si verifica incendio o in caso di interventi particolarmente gravi, proprio per tenere la protezione antifiamma il più pulita e “priva di difetti” possibile.

Purtroppo, essendo un vestiario che viene utilizzato in quasi tutti gli eventi – anche in occasione di altre tipologie di intervento, come pulizia sede stradale e rimozione veicoli – questa tende a deteriorarsi e a sporcarsi di molte sostanze, compresi oli, polveri e liquidi vari. In queste situazioni il vestiario sarebbe fuori servizio e non utilizzabile, proprio perchè in caso di fiammata o situazione di grande calore all’interno di qualche locale, queste sostanze potrebbero prendere fuoco.

Ciò nonostante esso viene regolarmente impiegato, mentre il lavaggio viene rimandato anche per lunghi periodi. In tal modo, il vigile del fuoco respira continuamente tutto ciò che il vestiario ha trattenuto dai vari interventi.

Eppure le POS parlano chiaro: deve essere cura di ogni operatore cercare di mantenere il vestiario in efficienza, proprio perchè è il salvavita per eccellenza.

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Un’alternativa al “lavaggio diretto” potrebbe essere l’impiego di guanti in lattice e maschere monouso durante la vestizione dell’operatore, in modo da evitare di inspirare o ingerire polveri residue della combustione – appena disindossato Apvr ed in attesa della decontaminazione dei DPI.

Una delle obiezioni che si muovono in Italia è la limitata disponibilità di tenute anti-fiamma, per cui in caso di lavaggio “in-situ” non risulterebbero asciutte per l’intervento successivo.

Questo genere di problematiche sono comuni ai corpi antincendio di tutto il mondo: una responsabilizzazione degli operatori e una seria discussione da parte della politica o degli enti preposti sulla opportuna disponibilità delle attrezzature da intervento (in qualità e numero) possono limitare il prolificare di casi di cancro tra gli operatori antincendio.