Quale addestramento per i pompieri industriali?

di Stefano Rotti

I pompieri Industriali sono chiamati ad operare in contesti superficialmente “ristretti” nel senso che sono limitati alle aree e alle zone di competenza della Società di appartenenza, ma ciò non toglie che le situazioni possano essere anche molto complesse, differenziate e particolari.

La complessità in genere deriva dalla tipologia di impianti, strutture ed installazioni presenti, mentre la peculiarità deriva dalle materie lavorate.

La differenziazione è data dalla contemporanea presenza di:

  • impianti all’aperto, in alcuni casi con notevoli sviluppi verticali;
  • serbatoi di stoccaggio spesso di notevoli dimensioni;
  • spazi semi confinati (aree di impianto che per la loro conformazione assomigliano più a tunnel o canyon che a spazi aperti);
  • magazzini con volumi chiusi consistenti;
  • sottostazioni elettriche non solo di notevoli dimensioni ma anche con tensioni elettriche importanti in ingresso / uscita;
  • edifici ed uffici presidiati da un numero consistente di persone.

Da ciò scaturisce l’esigenza di attrezzature, dotazioni, mezzi e strumenti specifici, ma soprattutto di addestramento che deve essere diversificato e finalizzato a fornire alle Squadre di Vigili del Fuoco industriali gli strumenti di base e avanzati per affrontare le varie tipologie di incendi che si possono presentare.

Uno degli addestramenti che generalmente si tende a sottovalutare in ambito industriale è quello dell’incendio al chiuso e la gestione della ventilazione del fumo e del calore.

Eppure questo dovrebbe fare parte del bagaglio professionale di ogni pompiere che si rispetti, in quanto all’interno di tutto quello che viene compreso nell’acronimo CFBT (Compartment Fire Behaviour Training) vi sono degli elementi basilari di gestione dell’incendio che sono poi ampiamente applicabili anche ad altre forme dello stesso (come quelli semi confinati o all’aperto).

D’altro canto rappresenta anche una forma di addestramento che, senza spingersi sino alla simulazione di flashover, costituisce una buona prova per verificare la “stoffa” di un pompiere ed il suo comportamento in condizioni “stressanti”.

Una ulteriore ricaduta fondamentale è quella di consentire un addestramento approfondito sulle modalità di indossamento dei capi da intervento (DPI 469 e autorespiratori) così come sulla conoscenza delle loro capacità protettive.

Riassumendo, l’esperienza ci ha confermato che una buona e strutturata formazione e addestramento CFBT dovrebbe costituire una delle basi su cui poi costruire la formazione e l’addestramento (basico ed avanzato) per un pompiere industriale.

I risultati che si ottengono sono così sintetizzabili:

  • formazione di base sull’impiego dei DPI da intervento con una approfondita conoscenza della loro struttura, conformazione, modalità e limiti di impiego;
  • addestramento all’impiego di lance a getto conico, comprendendone le differenze costruttive tra le varie tipologie, modalità di impiego e flessibilità di utilizzo (portate, gittate, aperture);
  • formazione ed addestramento alla ventilazione naturale, idraulica, forzata, e la sua importanza nella gestione degli incendi siano essi al chiuso o all’aperto;
  • analisi dei fumi e del loro comportamento (e pericolosità), della gestione del calore e dei rischi connessi allo stesso;
  • valutazione dell’idoneità di un allievo al mestiere di pompiere, ponendolo di fronte a situazioni che lo stressano fisicamente e psicologicamente per verificare le capacità e la “tenuta”.

Su queste basi si può passare poi alle fasi successive di formazione /addestramento che devono riguardare:

  • modalità di gestione ed impiego di lance e manichette: manichette arrotolate, a Z, ad O. Distese di manichette di base;
  • caratteristiche tecniche e modalità di impiego dei materiali portatili, mobili, carrellati in dotazione;
  • caratteristiche e modalità di impiego degli estinguenti in dotazione: acqua, CO2, polvere, schiumogeni, gas inerti, vapore;
  • caratteristiche tecniche e strutturali degli automezzi antincendio in dotazione. Dotazioni in caricamento, modalità di impiego e prestazioni del veicolo e dell’allestimento antincendio installato, con test di guida con istruttore, e addestramento pratico per la verifica degli inviluppi di impiego della macchina;
  • formazione e addestramento sulle caratteristiche tecniche e strutturali dei sistemi antincendio fissi installati negli impianti di competenza;
  • formazione e addestramento al primo soccorso;
  • formazione e addestramento al soccorso in quota e/o in spazi confinati;
  • formazione e addestramento all’impiego di DPI di III cat. Specifici (tute complete resistenti agli agenti chimici aggressivi, tute termoriflettenti complete). Tale addestramento va completato con la parte relativa alla Decontaminazione post intervento, preliminare alla svestizione dei DPI specifici.

Da quanto sopra riportato si comprende rapidamente come una formazione basata solo ed esclusivamente sui requisiti di legge, in particolare quelli previsti dal TU 81 per gli Addetti Antincendio (quand’anche per rischio elevato) sia molto ma molto distante da quello che poi è operativamente necessario.
Non si può ritenere sufficiente un corso di 16 h con un test su una vasca di GPL da 1 mq con estintore ad anidride carbonica, per il bagaglio tecnico e professionale necessario a svolgere con efficienza ed efficacia il ruolo di “Pompiere Industriale”.
Forse sarebbe il caso di operare una netta distinzione, anche e soprattutto a livello normativo, tra un Addetto Antincendio ed un Pompiere Industriale, definendo standard formativi ed addestrativi, inclusi aspetti di valutazione psico fisica al ruolo, oltre ad una “predisposizione” – o la vogliamo chiamare passione? – per questo mestiere.
Ovviamente un iter di questo tipo implicherebbe anche una parallela rivisitazione delle “specifiche tecniche” dei formatori, che dovrebbero avere pluriennale esperienza operativa per poter valutare ed addestrare personale destinato a rinfoltire i ranghi dei “pompieri industriali”.
Forse, è venuto il tempo per una evoluzione in tal senso, per valorizzare professionalità che di fatto sono una parte specialistica del sistema di emergenza e soccorso in ambito nazionale.