Quando l’acqua non è la miglior alleata per spegnere l’incendio: il caso della Torre Agbar.

in collaborazione con lo Studio Ing. Sannais.

L’imponente prospetto della Torre Agbar, colorato e complesso, è stato studiato in riferimento alla protezione passiva al fuoco, ovvero quella protezione al fuoco che si ha senza l’attivazione di un impianto o dell’uomo: la protezione data dai materiali.

Internamente l’edificio è altrettanto complesso.

La Torre Agbar è costituita da due corpi di cemento armato, a pianta ovale, uno centrale e l’altro periferico, legati da travi radiali in acciaio perforato, che fissano i vari piani e modellano ciascuno dei livelli della torre. Il calcestruzzo perimetrale del corpo esterno è rivestito con una prima pelle creata da moduli in alluminio laccato e tinto in toni di terra, blu, verde e grigio che si decompongono quando si sale più in alto, dando alla torre la sua caratteristica tonalità durante il giorno, a sua volta coperto da una seconda pelle, un brie-soleil.

Il corpo interno contiene il nucleo di circolazione verticale: gli ascensori e le scale.
Tra il corpo centrale e quello esterno si sviluppano 34 piani, senza pilastri interni. Di questi 28 sono utilizzati ad uffici, 3 sono impianti tecnici, 1 piano per sale polifunzionali e al piano terra si trova una caffetteria.

Gli uffici sono completamente liberi da colonne, con un altezza del soffitto di 2.60 m.
Tutto viene incassato ed integrato per rendere ogni piano un grande open space libero.

Negli uffici, soprattutto di tali dimensioni, la protezione al fuoco è importantissima, sia per la salvaguardia delle persone (basti pensare alla complessità delle sole operazioni di evacuazione in caso di incendio), sia dei beni (apparecchi elettrici e computer contenenti dati di lavoro, files, progetti, ecc.).

La protezione antincendio ha infatti due scopi fondamentali: salvaguardia della vita e salvaguardia dei beni.

Con la protezione passiva abbiamo visto come si è protetta la struttura della Torre Agbar; questo permette alla struttura di non collassare sotto l’effetto del calore di un incendio o di contenere un incendio in una parte dell’edificio, per un determinato tempo, al fine di poter evacuare i locali e permettere le operazioni di soccorso.

Per la protezione attiva, che ha il compito di eliminare un principio di incendio, di contenere la propagazione dell’incendio stesso e di controllare i fumi dell’incendio, la Torre Agbar si è dotata di un sistema di spegnimento Fire Suppression FM200 (soffocamento del fuoco) prodotto da Siemens, che rispetta i due scopi fondamentali della prevenzione incendi, quindi compresa la protezione dei beni.

Forse sembra superfluo evidenziare “la protezione dei beni”, ma per un sistema di spegnimento automatico, come ad esempio gli sprinkler, non sempre è così.

Basti pensare che uno degli estinguenti più utilizzato nel nostro paese, per gli impianti automatici di estinzione incendio, è ancora l’acqua.
L’acqua è sempre stata utilizzata per spegnere i fuochi, ma non sempre è consigliabile usarla.
Questo lo possiamo verificare anche nel nostro quotidiano; se, ad esempio, stiamo friggendo e l’olio accidentalmente prende fuoco sappiamo benissimo che non dobbiamo assolutamente provare a spegnerlo gettandoci dell’acqua, perché non solo non si spegnerà ma potrebbe addirittura espandersi (l’olio schizzerebbe via e se infuocato potrebbe propagare l’incendio). Per spegnere l’olio si deve coprire la pentola, e quindi l’olio, con un coperchio in acciaio in modo che il fuoco si spenga per assenza di ossigeno, ovvero si soffoca il fuoco.
Negli uffici, come quelli della Torre Agbar, usare l’acqua come estinguente sicuramente spegnerebbe il fuoco e non lo propagherebbe, come nell’esempio dell’olio, ma quali sarebbero i contro e perché si è scelto di non usarla?

Semplice, negli uffici sono presenti apparecchi elettronici, quali pc e server, che bagnati con l’acqua andrebbero in guasto recando una serie di danni collaterali; come ad esempio la perdita di archivi e la perdita di dati (progetti, dati amministrativi di gestione, contatti clienti, ecc), o la stessa perdita di tutte le apparecchiature presenti.

Forse state pensando che è un problema relativo, perché con il fuoco questi andrebbero persi lo stesso. Ma il compito dell’impianto di spegnimento è, come abbiamo detto, di spegnere un principio di incendio o di contenerlo.
Quindi, mettiamo che l’incendio sia iniziato in un punto “X” degli uffici, il sistema rileva l’incendio e si apre lo sprinkler, cade a pioggia la scarica d’acqua che va a bagnare il principio di incendio, e anche dove l’incendio non è ancora arrivato.
Forse spegne l’incendio, o comunque lo mantiene solo in quel punto. Dove l’incendio non è arrivato è arrivata l’acqua: ecco i danni collaterali.

Ecco quindi perché si è scelto di usare sistemi di spegnimento incendio Fire Suppression FM200 (soffocamento del fuoco) nella Torre Agbar, la cui particolarità è che non usa acqua.

Ma come funziona il Fire Suppression FM200 ?

Il Fire Suppression FM200 è un sistema di protezione antincendio a gas, quindi senza acqua.
Il sistema è formato da una centralina collegata a dei sensori d’incendio, ubicati all’interno del locale da proteggere, e da delle bombole di gas collegate alla centralina e a delle tubazioni con ugelli, ubicate sempre nell’area da proteggere, per il rilascio del gas.

I sensori rilevano rapidamente il principio di incendio, allertano la centralina che comanda il rilascio del gas. Il gas viene scaricato entro 10 secondi e sopprime immediatamente il fuoco.

Il sistema lavora in maniera molto veloce; la stessa Siemens in prova ha cronometrato che tra la rilevazione del principio di incendio e lo spegnimento dello stesso passano 2 minuti e 15 secondi.

In Italia i sistemi di soffocamento del fuoco non sono una novità, il problema che si riscontrava, e che spesso faceva decidere per sistemi ad acqua, era la natura del gas utilizzato per l’estinzione.

Alcuni gas sono nocivi per le persone e altri per l’ambiente; infatti sono stati ritirati tutti gli estintori ad Halon perché concorrevano all’effetto serra e al buco nell’ozono.

L’innovazione della Siemens infatti sta proprio nel tipo di gas utilizzato: il gas FM 200, noto anche come heptafluoropropane.

Il gas FM200 si trova come propellente negli inalatori medici; questo dimostra che è estremamente sicuro per gli spazi occupati.

Si può fare l’errore di pensare che il gas FM200 riduca l’ossigeno, ma non è vero! Il gas FM200 è un gas sintetico/chimico che spegne il fuoco rimuovendo i radicali liberi.

Il gas FM200 è classificato come agente pulito, il che significa che è sicuro da usare all’interno di spazi vissuti. La sicurezza degli ambienti di soppressione antincendio FM200 è dimostrata in oltre un decennio di esperienza reale e convalidata da numerosi studi scientifici.
Inoltre il gas FM200 non danneggia l’ozono e ha un impatto minimo sull’ambiente rispetto all’impatto di un incendio catastrofico.

La tipica concentrazione di un sistema FM200 è normalmente compresa tra il 7,9% e l’8,5%. Questa concentrazione è determinata dagli standard ISO14520 per i sistemi di soppressione antincendio.

Il gas FM200 è quindi un agente senza acqua che non lascia residui oleosi, particelle, acqua o materiale corrosivo. Dopo il rilascio, il gas viene rimosso dalla semplice ventilazione, consentendo di riprendere le operazioni normali quasi immediatamente, senza alcuna pulizia.

Il principale vantaggio della soppressione del fuoco FM200 è la piccola quantità di agenti necessari per sopprimere un incendio. Ciò significa serbatoi più piccoli (per spazi ridotti si possono usare addirittura delle bombole), e quindi meno spazio utilizzato per la conservazione del gas.
I sistemi FM200 raggiungono i livelli di spegnimento in 10 secondi o meno, arrestando gli incendi di liquidi, combustibili, elettrici e infiammabili prima che causino danni significativi.
Il gas FM200 spegne rapidamente il fuoco, il che significa minori danni, riducendo i costi di riparazione.

Il sistema Fire Suppression FM200 ha eliminato quindi i possibili danni collaterali da incendio negli uffici della Torre Agbar.

Ma questo sistema è assolutamente applicabile a tutte quelle attività in cui si vogliono eliminare i danni collaterali, ovvero perdita di beni derivanti da scariche d’acqua per estinzione del principio di incendio.

Si possono quindi salvaguardare le opere d’arte nei musei, i dati negli uffici, i macchinari nelle fabbriche, i depositi, ecc.
La lista è lunga, lascio spazio a voi per definire ulteriori attività dove possa essere ottimale applicarlo.