Respirazione in emergenza: lucidità mentale e sforzo vanno di pari passo.

Di Diego Ragni

Quando si parla di respirazione nell’ambito della lotta agli incendi non è sempre facile reperire o comprendere le giuste informazioni. Avendo il problema di erogare un’attività di addestramento a chi si può trovare coinvolto in specifiche attività di soccorso quali sono i parametri da tenere a mente?

È la stessa cosa respirare in aria aperta o con un apparecchio di protezione delle vie respiratorie (APVR)? No, non è la stessa cosa. O meglio, si tratta dei medesimi processi fisiologici, cioè la fase di inalazione ed esalazione, ma la differenza tra la respirazione con o senza un APVR è data dal fatto che nel primo caso si ha a disposizione una quantità d’aria illimitata, mentre nel secondo una riserva d’aria molto limitata. Questa consapevolezza deve accompagnare il soccorritore costantemente.

Un aspetto importante che mi ha accompagnato e mi accompagna tuttora negli anni è il sentirmi rispondere da molti che si abbandona la zona interessata dall’evento quando l’autorespiratore inizia a segnalare il “termine aria” e questa idea non mi sembra totalmente corretta. Durante un intervento bisogna essere in grado di pianificare le operazioni imparando a respirare e sfruttando ogni singolo litro di aria contenuto nella bombola: a mio giudizio non basta semplicemente farla passare attraverso la valvola di inalazione ed esalazione della maschera ma è necessario avere abbastanza aria per compensare possibili eventi non pianificabili che possono accadere. Questo può permettere a chi interviene di abbandonare l’atmosfera non respirabile prima di aver finito la riserva d’aria contenuta nella bombola e di respirare correttamente per essere sempre lucidi e concentrati, al fine di compiere le operazioni che un intervento di spegnimento o di soccorso richiede.

Bisogna pensare quale potrebbe essere l’addestramento più idoneo che i Vigili del Fuoco professionisti, volontari, componenti di squadre di emergenza aziendali, fire team imbarcati a bordo di navi o piattaforme petrolifere dovrebbero ricevere se operano con un apparecchio per la respirazione, visto che in molti casi lavorano alla cieca e in condizioni fortemente stressanti per via del calore e del peso dovuto ai DPI che vengono indossati. Per essere il più efficaci possibile durante l’intervento, i vigili si devono concentrare soprattutto sulle corrette operazioni e tecniche per fronteggiare la situazione, oltre a osservarne l’evoluzione per prendere le giuste decisioni.

Per avere una buona concentrazione è necessario adottare una corretta respirazione. Questo è un elemento di fondamentale importanza affinchè i vigili o chi è chiamato a intervenire possano essere sempre lucidi nelle azioni da intraprendere.

Fino ad oggi non ho notato molta attenzione nel trasmettere una corretta educazione respiratoria nella formazione di chi può operare con l’apvr ma forse ci si è concentrati molto di più sull’addestramento pratico e sull’utilizzo dell’autorespiratore tralasciando l’importanza della respirazione. Tuttavia è di rilevante importanza essere consapevoli che un importante disagio respiratorio può portare alla dispnea e all’ipossia, e sapere come rispondere prima che la situazione degeneri.

Nel corso degli anni ci sono stati diversi incidenti dove i vigili del fuoco hanno avuto comportamenti apparentemente inspiegabili e che li hanno ulteriormente “messi nei guai”. Tuttavia, su molti rapporti di ricerca, spesso si legge di vigili in difficoltà che hanno tolto la maschera dal viso e hanno iniziato a respirare il fumo e i gas della combustione. Alcuni sono riusciti a evitare il peggio, mentre altri purtroppo no. Questo gesto, come bene sappiamo, determina un’intossicazione da fumo, che altera il comportamento di un vigile e lo può portare ad avere un’insufficienza respiratoria e una perdita di coscienza.

Gli effetti che un vigile può sperimentare successivamente a stress respiratorio sono:

  • iperventilazione
  • vertigini
  • disturbi della concentrazione
  • agitazione
  • problemi di visione
  • tempo di risposta più lento
  • formicolio alle dita e alle labbra sentendo una pressione sul petto.

Il rimedio più semplice allo stress respiratorio, spesso difficile da mettere in atto, è cercare di stare calmi e controllare la respirazione.

Concentrarsi sul respiro e pensare.

Se un vigile del fuoco è in difficoltà respiratoria, il suo corpo sviluppa un eccesso di anidride carbonica, con una conseguente caduta fisiologica di ossigeno che porta all’ipossia. Si sa che un intervento con l’autorespiratore determina uno sforzo fisico importante e che questo può portare all’iperventilazione. Quindi è di fondamentale importanza che i vigili del fuoco o chi fa parte di squadre di intervento ricevano specifici e adeguati addestramenti ed esercizi sul controllo del loro respiro. Prima di tutto, è necessario riconoscere gli effetti dell’ipossia per poter controllare il respiro prima che sia troppo tardi. Tutto questo può avvenire attraverso il mantenimento di tecniche apprese.

Negli USA è stata studiata una delle tecniche di controllo della respirazione che permettono di ottimizzare i consumi d’aria durante l’intervento ed essere, quindi, sempre lucidi durante le operazioni.

Questa tecnica è conosciuta come R-ebt dato che è stata sviluppata da KEVIN J. REILLY, ed è quella di cui oggi parleremo R-ebt sta per: Really Emergency Breathing Tecnique.

La tecnica R-ebt consiste in:

  • Inspirare normalmente con il naso (IN);
  • Espirare con la bocca, parzializzando l’apertura e prolungando l’espirazione (OUT).

Perché dobbiamo respirare dal naso? L’Inspirazione dal naso (IN) favorisce:

  • Aumento del tasso di umidità dell’aria;
  • Aumento della temperatura dell’aria;
  • Favorisce la respirazione diaframmatica, a sua volta la respirazione diaframmatica consente:

Una respirazione più profonda va ad interessare la parte più vascolarizzata dei bronchi e richiede meno energia. Il movimento del diaframma non porta all’innalzamento o al movimento di altre parti del corpo come invece succede con la respirazione toracica.

Con questa fase si può ridurre di molto la possibilità di entrare in affanno e come già descritto l’affanno è un probabile pericolo per quanti utilizzano degli APVR. Troviamo anche il vantaggio di favorire una respirazione più capiente rispetto a quella toracica, con conseguente diminuzione del ritmo cardiaco e aumento della resistenza all’affaticamento, un aspetto molto importante durante gli interventi con autorespiratori, sapendo che mediamente un individuo che utilizza la respirazione addominale esegue circa 10 atti respiratori al minuto molto meno rispetto a chi invece utilizza la respirazione toracica, dove

Il personale intervenuto alle attività di addestramento, prima di effettuare la prova di movimento in ambiente ostile (camera fumo) ha svolto una prova di affaticamento su tapis-roulant.

esegue mediamente 15/16 atti respiratori al minuto.

 

Utilizzare l’apertura della bocca (OUT) per espirare permette di ridurre il livello di CO2. Un livello elevato obbliga il nostro organismo ad aumentare la frequenza degli atti respiratori. L’azione ragionata di espirare con la bocca impedisce anche di inspirare con la stessa, questo come prima risposta ad uno stimolo perché già impegnata nel lavoro di scarico.

Durante delle attività di addestramento svolte dai Vigili del Fuoco aziendali di un importante impianto petrolchimico (grafico 1) e da parte di fire team leader (grafico 2) imbarcati a bordo di navi da crociera si sono calcolati i consumi durante un addestramento pratico svolgendo due prove:

  • La prima senza avere ricevuto nessuna indicazione sulle tecniche di respirazione;
  • La seconda avendo avuto indicazioni sulla tecnica di respirazione R-ebt.

Nel grafico vengono messi a confronto i consumi d’aria che i Vigili hanno avuto tra la prima e la seconda prova. La formazione per entrambi i gruppi si è svolta presso la camera fumo del centro addestramento di APT Academy.

  Grafico 1 (Consumi d’aria dei Vigili del Fuoco)

Grafico 2 (Consumi d’aria dei Fire Team Leader)

Dai risultati ottenuti su 63 operatori antincendio già formati (alcuni di loro con molti anni di esperienza alle spalle!), si evince che ben 53 addetti hanno migliorato il loro consumo. Ribadisco che questa informazione è il frutto del lavoro svolto come istruttore e non si vuole assolutamente sostituire a quella di un medico che opera nell’ambito della respirazione.

Sicuramente bisogna considerare che i consumi d’aria sopra riportati sono stati influenzati dal fatto che, durante le prove, gli allievi hanno potuto concentrarsi esclusivamente sulla tecnica di respirazione. Essi non erano, infatti, distratti dalle incombenze e dalle preoccupazioni tipiche di un intervento. In ogni caso, questa tecnica resta poco diffusa, o meglio, poco conosciuta. La conoscenza e la consapevolezza sono la migliore arma a disposizione di un vigile del fuoco e di chiunque si trovi a utilizzare un autorespiratore in caso di emergenza.

Per permettere ai Vigili del Fuoco, componenti delle squadre di emergenza aziendali, fire team imbarcati a bordo di navi o piattaforme petrolifere di acquisire consapevolezza e di rendere questa tecnica un automatismo, diventa importante effettuare con regolarità delle esercitazioni con il dispositivo.

Conclusioni

Desidero iniziare dicendo che le informazioni contenute in questo scritto e riportate in questi grafici non hanno alcuna pretesa di sostituirsi a informazioni che possono essere date da un medico nell’ambito della respirazione, dato che da parte mia non vi è nessuna competenza medica. Le informazioni riportate sono il frutto di attività pratiche svolte come istruttore in ambito di corsi pratici relativamente alla protezione delle vie respiratorie e condotte nell’ultimo trimestre del 2017 con i vigili del fuoco di un importante polo petrolchimico e i fire team imbarcati a bordo di navi.

Mi permetto di rubare questa citazione al Dott. Stefan Svensson: “non dobbiamo preoccuparci che l’incendio venga spento da un vigile del fuoco professionista o volontario dal momento che non esistono fuochi volontari”. Condivido in pieno e aggiungerei che è necessario per chiunque possa essere potenzialmente impegnato nella lotta antincendi che debba ricevere una formazione costante e mirata. Solo così si acquisiscono i necessari automatismi e la giusta consapevolezza nella respirazione che possono consentire a chi interviene di essere più efficace e sicuro.

Bibliografia

[1] La respirazione ideale per il vigile del fuoco, Luca Parisi, www.cfbt-it.org