Strumenti, tecniche e tattica (Tools, Techniques and Tactics): combinare le 3T per combattere gli incendi.

di Art Arnalich

L’articolo riepiloga gli aspetti salienti della presentazione di Art Arnalich presso l’International Fire Instructors Workshop. 

Art Arnalich è un ingegnere civile, attualmente Ufficiale presso il Servizio Antincendio del CERN di Ginevra. Questo però è solo l’ultimo dei numerosi incarichi che Art ha ricoperto, tra i quali quello di istruttore e responsabile operativo nel Corpo dei Pompieri di Guadalajara in Spagna.

Strategia, tattica e conoscenza sono alla base della passione di Art per l’antincendio e il crescente interesse per la materia lo ha portato a conoscere le realtà “pompieristiche” di numerosi Paesi: Germania, USA, Inghilterra, Polonia, Finlandia, Cina, Brasile, Cile, Canada, per citarne alcuni.

Ciò che ha scoperto nei suoi lunghi viaggi è che “ci sono buone pratiche ovunque e c’è un bel po’ di mondo da scoprire!”. In poche parole: non si finisce mai di imparare.

Il concetto delle 3T (Tools, Techniques and Tactics)

Le 3T costituiscono un concetto che sottolinea la necessità di essere “versatili” in campo antincendio nell’uso di strumenti, tecniche e tattiche differenti. Se pensate che le 3T corrispondono all’uso di un “ventilatore” e a un getto d’acqua dall’esterno vi sbagliate di grosso!

Sul web e su riviste specializzate esistono numerosi articoli sull’argomento e ogni iniziativa internazionale sul tema è ricca di contenuti ed esperti relatori: dalla Cina all’Argentina, dagli USA alla Spagna.

Obiettivi tattici

Gli obiettivi che ad ogni intervento i soccorritori si prefiggono sono:

  1. Portare ogni occupante in salvo:
  • cercare dappertutto, recuperare tutti;
  • liberare gli ambienti dal fumo;
  1. Limitare i danni provocati dall’incendio:
  • Isolare l’incendio;
  • Intervenire con acqua sull’incendio nel modo più rapido e agevole possibile (eventualmente anche dall’esterno).

Ma quale delle combinazioni 3T va usata?Perché proviamo a usare sempre le stesse 3T? Perché altri usano differenti 3T per risolvere lo stesso problema? Possiamo combinare differenti 3T per ottenere risultati migliori? Possiamo integrare le 3T tradizionali con nuove 3T?

Ci sono un momento e un luogo per ogni singolo attrezzo, tecnica e tattica. Girando per il mondo si incontrano singole 3T. Come a dire: Paese che vai, 3T che trovi.

Questo è dovuto a diversi fattori abbastanza comprensibili: la tradizione del servizio antincendio locale, le prassi sedimentate negli anni dei vari Corpi di Pompieri, le modalità di addestramento e formazione delle nuove reclute.

Riassumendo, potremmo dire che usiamo le 3T che ci piacciono (o che conosciamo), ci addestriamo secondo le 3T con cui siamo più a nostro agio, raramente guardiamo ad esperienze di altri Paesi e abbiamo una forte paura di cambiare.

Una adeguata combinazione di 3T è:

  • Più efficiente e più funzionale, quindi più sicura;
  • Amplia la gamma di utilizzo delle 3T;
  • Aggiunge conoscenze nuove e rimuove vecchi retaggi del passato.

In definitiva: è tutta una questione di dimensionamento, coordinazione e flessibilità.

Facciamo un esempio: ipotizziamo di intervenire su un incendio appartamento a diversi piani di altezza.Lo scenario più semplice è costituito dall’incendio in un appartamento, con vano scala libero da fumi e flusso d’aria entrante e uscente dalla stessa finestra.Il primo approccio prevede un attacco di transizione (ASAP). In questo caso impiegare acqua dall’esterno può essere una scelta opportuna poiché favorisce un miglioramento delle condizioni ambientali prima dell’ingresso dei vigili del fuoco al piano. L’applicazione dell’acqua va vincolata sempre ad opportune valutazioni.La seconda fase prevede l’impiego di ventilazione a pressione positiva lungo il vano scala e potenziali zone di propagazione delle fiamme.La terza fase consiste nell’inizio dell’attacco interno, supportato dalla ventilazione artificiale.Quarta fase: raffreddamento dello strato caldo dei fumi, mentre la ventilazione artificiale migliora le condizioni interne.Quinta fase: attacco diretto sul combustibile.Purtroppo però, non sempre è tutto così lineare e, ad esempio, potremmo doverci occupare di trovare e recuperare uno o più occupanti. All’interno di un singolo edificio possono esservi diverse tipologie di occupante, in condizioni diverse a seconda della sua posizione nello scenario: anziani, disabili, bambini, dispersi, in condizione di pericolo più o meno imminente.In questo caso l’attacco di transizione va coordinato con l’isolamento dell’incendio, al fine di migliorare le condizioni di visibilità e vivibilità del vano scala.La successiva azione di un ventilatore consente di procedere alle operazioni di ricerca e soccorso degli occupanti. Come si è osservato, dunque, l’intervento è il risultato della combinazione di differenti attività che vanno dalla PPV al raffreddamento dei gas.

Considerazioni finali.

L’attacco di transizione permette di ridurre drasticamente la temperatura all’interno dell’edificio, incrementando la capacità di resistenza degli occupanti. Al tempo stesso, però, un uso scorretto dell’acqua nelle prime fasi può compromettere la sicurezza delle squadre all’interno, può bloccare la fuoriuscita dei fumi, creando dei flussi caldi verso l’interno, può generare una quantità eccessiva di vapore.

L’attacco in pressione positiva è anch’esso un ottimo strumento per avere ragione sull’incendio, stando sempre attenti a controllare fenomeni quali aumenti repentini di calore (la ventilazione può indurre al flashover), o inneschi di miscele infiammabili.

Anche per ciò che compete il raffreddamento dei fumi è bene prevedere tutte le conseguenze di un eventuale attacco diretto, che va coordinato adeguatamente ed eseguito da squadre ben allenate e preparate.

L’impiego coordinato di PPA, raffreddamento dei gas e attacco di transizione è ad oggi il modo più ordinato ed efficiente di avere ragione su un incendio in ambiente confinato, quando condotto da personale qualificato e adeguatamente preparato.